7 mar 2019

 

Il Vampiro - John W. Polidori. Un mito duecento anni dopo

A duecento anni dalla sua pubblicazione il racconto precursore di una leggendaria figura letteraria 

John William Polidori nel 1819 inventa Lord Ruthven il precursore letterario del vampiro nobile con il suo protagonista destinato a diventare archetipo dell'eroe malvagio del romanzo horror. In pieno romanticismo la figura viene "ripulita" da folklore e credenze slave, liberato da un certo gusto popolare rozzo, trasformandosi in un raffinato aristocratico, alto, dal viso pallido e vestito di nero, assetato del sangue di belle fanciulle che attrae con il suo sguardo penetrante e fascinoso, una figura sinistra bella e dannata. Caratteristiche che diventeranno integranti e molto in voga tra i romanzi inglesi dell'orrore e che troveremo all’apice quasi un secolo dopo nel capolavoro di Bram Stoker. 


John William Polidori, by F.G. Gainsford 



Il Vampiro venne composto nel 1816 ma pubblicato nell'aprile 1819 sulla rivista The New Monthly Magazine ed è famoso anche per un caso singolare di errore o appropriazione indebita del nome dell'autore, poiché venne attribuito al poeta Lord Byron.

I personaggi principali della storia sono: 

Lord Ruthven aristocratico britannico con occhi grigio opaco e uno sguardo intenso che "incute paura in quegli animi in cui regnava la superficialità". Ha tratti belli e misteriosi che le donne trovano attraenti. È un vampiro che gode del sangue di donne giovani e innocenti che succhia dopo averle sedotte. Quando è ferito, può raccogliere la forza dalla luna che ha poteri per guarirlo.
Aubrey è un uomo gentile e generoso. Ama divertirsi. Si innamora facilmente, poiché cerca sempre il meglio nelle persone. È un orfano e la sua unica famiglia è sua sorella. Lui e sua sorella sono ricchi e sinceri. Finirà per morire quando la sua stabilità mentale risulterà disturbata.
Iante una giovane, bellissima e innocente ragazza greca. Le piacciono leggende e favole e si inoltrerà attraverso una foresta pericolosa dove troverà la morte. Si innamora di Aubrey e la sua morte lo lascerà in difficoltà.

Ma andiamo indietro. John William Polidori (1795-1821) aveva origini italiane, suo padre Gaetano Polidori fu segretario di Vittorio Alfieri scrittore e insegnante di italiano a Londra.

Si laurea all'università di Edimburgo con una tesi sul sonnambulismo Disputatio medica inauguralis  de Oneirodynia (1815). Viene raccomandato da Sir Henry Halford, medico reale, per l'incarico di medico e segretario di Lord Byron (1788-1824), eccentrico poeta e figura principale del movimento romantico inglese, oltre che avere un passato di scandali. Tra i due si dice che ci fosse un rapporto misto tra odio, ammirazione e amicizia.


Lord Byron nel 1813



La fredda estate del 1816 a Villa Diodati



Nel giugno del 1816 prendono residenza a Villa Diodati, vicino Ginevra. Le giornate sono fredde e piovose, e anche noiose, perciò invitano la coppia Percy e Mary Shelley insieme alla sorellastra Clairmont che si erano fermati in uno chalet vicino: passeranno le serate a leggersi racconti di fantasmi  (vedi Fantasmagoriana). 

Per gioco Lord Byron invita i presenti a scrivere delle storie soprannaturali. Da queste serate Mary Shelley concepisce Frankenstein, mentre il "povero Polidori" (come lo chiama Mary nel suo diario) abbozzerà una storia che parlava di una signora dalla testa di teschio, punita per aver sbirciato attraverso un buco della serratura.

Fra l'altro il medico pare abbia avuto un infatuazione con la diciannovenne Mary di alcuni anni più giovane. Si slogherà una caviglia mentre scavalca un balcone per porgere un braccio a Mary, che arranca salendo per il pendio di Villa Diodati. Nel suo diario Polidori annota che Percy era arrivato con le due figlie di Godwin (il padre di Mary) che praticano le sue teorie sull'amore libero, ritenendo che Mary non sia promessa a Percy e quindi disponibile sessualmente.

Può darsi che ci sia stato un equivoco di fondo anche nella galanteria di Polidori, Mary comunque apprezza, e si sofferma sulla situazione ogni volta che può.

Byron inizierà una storia su due amici in viaggio (Fragment of a novel), uno morendo in Grecia, scoprirà che l'altro è vivo, al suo ritorno, unendosi poi con la sorella del'altro, ma abbandonerà la storia prima di toccare il tema della superstizione che avrebbe dovuto illustrare.
Shelley scriverà un “Frammento di un racconto di fantasmi” di cui non restano altro che versi scadenti.

Se i due poeti desistono, gli altri due, Mary e John, intraprenderanno un progetto a lungo termine dove entrambi finiranno per cambiare il volto della narrativa di genere.

Polidori riscrisse la storia per Byron: la parte dell'uomo morente sotto giuramento dove il sopravvissuto non doveva in alcun modo rivelare la sua morte, è simile ad alcune parti del racconto di Byron. 




Il manoscritto del Vampiro e l'errore di attribuzione



Il medico fu abbastanza sciocco da lasciare il manoscritto del suo Vampiro alla contessa di Breuss, che, sfidò la sua capacità di completare la storia di Byron e si assicurò che lo facesse. Poi lo diede a un'altra persona, presumibilmente a una misteriosa signora chiamata Miss Gatelier. Lo inoltrò all'editore Henry Colburn che sapendo provenire per conto di Byron a sua volta pubblicò la storia sotto il nome di Byron in The New Monthly Magazine nell'aprile del 1819.  

Polidori scrisse subito una lettera di protesta alla rivista:

"In quanto persona menzionata nella Lettera di Ginevra, preceduta nella novella del Vampiro, nel vostro ultimo numero, dichiaro che il vostro redattore si è sbagliato nell'attribuire quella storia, nella sua forma attuale a Lord Byron. Il fatto è che, sebbene la base sia certamente di Lord Byron, il suo sviluppo è  mio, prodotto su richiesta di una signora, che contesta la possibilità che qualsiasi cosa fosse tratta dai materiali che Lord Byron disse di avere impiegato nella formazione della sua storia di fantasmi. 
Vostro John W. Polidori."



The New Monthly Magazine dell' aprile 1819


Anche se poi venne pubblicato in libro "The Vampyre; A Tale (ed. Sherwood, Neely, and Jones, 1819) ci volle del tempo prima che la macchina editoriale invertisse l'attribuzione, ma per certi versi fu un appoggio pubblicitario notevole, d’altronde Byron era più noto (nel bene o nel male a causa dei suoi scandali) del medico scrittore, e la fama di Byron dette alla produzione di Polidori un grande successo e celebrità specialmente fuori dall' Inghilterra.

Byron poi manifestò apertamente l'errore di attribuzione: "…fui costretto a dichiarare di non avere nulla a che fare con quel lavoro, per paura che non mi si ritenesse tanto vanitoso e tanto egoista da parlare di me in maniera così ridicola."

Se l'autore non ci guadagnò molto all'epoca (morto presunto suicida a 26 anni), all'estero col tempo il racconto influenzò opere musicali come Der Vampyr (1828) di Heinrich August Marschner e decine di opere letterarie. 

Dumas nel Il conte di Montecristo (1844-46) scrive che Montecristo suscita un certo timore alla contessa G*  paragonato a Lord Ruthven personaggio centrale de Il Vampiro.

In Italia gli editori Mattiuzzi di Udine nel 1831 lo pubblicavano ancora come "novella di Lord Byron". E alla fine del 1800 veniva stampato in Inghilterra sempre come opera di Lord Byron, come si vede dalla copertina di un edizione popolare qui sotto.


Byron accreditato come autore de Il vampiro - British Library 




Non solo succhia sangue, ma demone o entità astratta



Ma il vampiro di Polidori non è solo un succhiatore di sangue. Lord Ruthven come un demone, manipola le sue vittime che in realtà soccombono ai propri vizi e debolezze: sono criminali, giocatori (come lo stesso Polidori che si ritrovò indebitato) e truffatori.
«...Aubrey non poté esimersi dal notare che non era ai virtuosi, ridotti all'indigenza dalla sorte avversa che a volte si accompagna alla virtù, che egli elargiva le sue elemosine; questi, infatti, erano messi alla porta con sorrisi di scherno a stento repressi. Quando invece era il dissoluto che veniva a chiedere qualcosa, non per alleviare la sua miseria, ma per poter continuare a sguazzare nella lussuria, o per sprofondare ulteriormente nell'iniquità, questo veniva mandato via con una ricca elemosina».

Egli agisce da catalizzatore per tirare fuori dalle sue vittime tendenze represse. Poi agli occhi di Aubrey la sua figura appare quasi un prodotto della sua fantasia, specie quando lo incontra per la prima volta. Egli lo osserva con l'impossibilità di farsi un idea del suo carattere, vedendo un uomo interamente assorto in se stesso, che evita ogni contatto con gli oggetti esterni, permettendo alla sua immaginazione di trasformarlo in un eroe da romanzo, considerandolo un frutto della sua fantasia piuttosto che la persona reale dinanzi a lui.

Ruthven appare modellato sulla figura di Byron, «Ruthven non è la rappresentazione di un individuo mitizzato ma di una classe mitizzata. Egli è morto e tuttavia non lo è, così come il potere dell'aristocrazia all'inizio del XIX secolo era e non era morto; egli esige sangue perché il sangue è l'occupazione dell'aristocrazia, il sangue sparso in guerra e il sangue di famiglia». (*)

Nella cultura inglese, dopo la rappresentazione del vampiro di Polidori, questa figura verrà descritta sempre come elegante, vestita bene, grande seduttore, molto cinico e lontano dai codici morali della società. Facendo l'inevitabile confronto con Bram Stoker, la figura di Ruthven risulta trionfante rispetto al Dracula che verrà sconfitto dal razionalismo e dalla scienza.  

Anticipando l'inquietante vampiro femminile Carmilla di Le Fanu e il Dracula di Stoker arrivati quasi un secolo dopo, il racconto di Polidori interruppe con la tradizione e stabilì quella che sarebbe diventata una convenzione del genere, introducendo la sessualità come elemento sia letterario che metaforico.

Lord Ruthven viene immediatamente riconosciuto come possessore di un forte magnetismo sessuale che viene poi espanso nella metafora equiparando l'atto di succhiare il sangue non solo con la seduzione sessuale, ma con lo stupro vero e proprio.

Se Lord Ruthven fu il primo vampiro aristocratico nel pieno della sua epoca, il Dracula di Stoker (1897) sarà la rappresentazione dell'ultimo aristocratico di una nobiltà che andava via via scomparendo. 


Del racconto di Polidori vi sono varie edizioni, l'ultima per l'editore Skira racchiude oltre a Il Vampiro gli altri due testi più rilevanti, Dracula di Stoker e Carmilla di Le Fanu , in un elegante edizione cartonata.




Titolo: Vampiri: Dracula - Carmilla - Il vampiro
Autore: Stoker, Le Fanu, Polidori
Editore: Skira
Anno: 2018
Pagine: 474 con ill.








(*) D. Punter , Storia della letteratura del terrore, Editori Riuniti






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