29 nov 2021

 

Segnalibro: Mio padre, Lev Tolstoj; ricordi del figlio il conte Ilya

La biografia affascinante di Tolstoj visto con gli occhi di suo figlio.

tolstoj




Ilya Lvovich Tolstoj nasce nel 1866 a Jasnaia Poljana, la tenuta della famiglia. Fu il terzo di tredici figli del grande scrittore. Dopo una breve carriera militare svolse diversi lavori: impiegato di banca, agente assicurativo, giornalista. 

Poco prima della Rivoluzione, nel 1916, emigrò negli Stati Uniti, dove oltre a continuare con la professione di giornalista e scrittore, lavorò come consulente per alcuni film a Hollywood legati alle opere del padre. Nel 1914 pubblica Reminiscences of Tolstoy, in italiano Mio padre, Lev Tolstoj; ricordi del figlio il conte Ilya, inedito in Italia fino al 2011. 


In una delle sue lettere alla sua prozia, Alexándra Andréyevna Tolstoj, il padre dà la seguente descrizione di suo figlio:

"Ilya, il terzo, non è mai stato malato in vita sua; di robusta ossatura, bianco e rosa, raggiante, è recalcitrante ai divieti, un vero monello. Sta sempre li a pensare a cose alle quali gli vien detto di non pensare. Inventa i suoi giochi. E irascibile e violento, vuole combattere tutti e subito, ma è anche dotato di un cuore tenero e di un 'indole molto sensibile. E un sensuale, una buona forchetta, appassionato del cibo, e si ferma solo quando non ne ha più a portata di mano". 


In questa breve biografia il figlio Ilya ci lascia un ritratto insolito del grande scrittore russo, raccontando uno stile di vita decadente, giocatore d’azzardo, cavallerizzo in campagna e abile nella caccia. Non mancano le giornate scandite dalla scrittura, il complicato rapporto con Turgenev, il carattere cordiale con scarsa propensione alle dimostrazioni di affetto verso i figli, e la fuga da casa dieci giorni prima di morire. 


Jasnaja Poljana

Jasnaja Poljana, la tenuta della famiglia Tolstoj



Scandito in undici brevi capitoli figlio Ilya ci narra episodi piacevoli della vita famigliare in campagna a Jasnaja Poljana "un edificio con trentasei stanze ... quando qualcuno chiedeva a mio padre dove era nato, era solito puntare il dito verso un alto larice che cresceva sul sito delle vecchie fondamenta. Lassù, dove la cima del larice ondeggia – diceva è lì che si trovava la stanza di mia madre, dove sono nato su un divano in pelle ". 


Il capitolo dedicato ad Anna Karenina ci racconta l’evento drammatico a cui il padre si ispirò. Il piccolo Ilya ha l’immagine di suo padre impegnato a scrivere e ricevere fasci di lettere su quello che sarà il suo capolavoro e che vide all’opera tutti e due i genitori. In specie la madre curva sul manoscritto a cercare di decifrare la calligrafia quasi illeggibile del marito. 


Poi c’è l’influenza del padre sulla sua educazione sentimentale: "mio padre osservò la mia vita interiore più attentamente tra i sedici e i venti anni, osservò i miei dubbi e le esitazioni, mi incoraggiò nelle giuste pulsioni, e spesso trovò insieme a me i miei errori dati dall’incoerenza". 


Per arrivare al capitolo finale sulla fuga dell'anziano scrittore e poi la morte, probabilmente segnata anche dal decesso della figlia prediletta Masha nel 1906, morta per una infiammazione polmonare. Con la sua morte Lev Tolstoj, racconta il figlio, venne privato di una fonte naturale di calore affettivo, che con l’avanzare degli anni sarebbe stata una necessità per lui. Masha era buona ad appianare tutte le incomprensioni, lottava sempre in difesa di coloro che si erano macchiati di qualche colpa, giusta o ingiusta che fosse.


I ricordi del figlio Ilya sono fuggevoli ma concisi, in sostanza un piccolo album di istantanee, con delle reali foto incluse, che ci consegna uno scrittore infinitamente lontano.  

 «Dalla prima infanzia fino a quando la mia famiglia si trasferì a Mosca  nel 1881, tutta la mia vita si svolse, quasi senza interruzione, a Jasnaja Poljana... Il personaggio principale della casa era mia madre. Decideva e regolava ogni cosa, lei discuteva con il cuoco, cucinava e metteva in ordine, ci mandava fuori per le passeggiate, stirava le nostre camice e sempre aveva qualche bambino attaccato al seno, mentre tutto il giorno si aggirava in lungo e largo per la casa. Capitava che qualcuno di noi le disobbedisse e allora qualche volta si arrabbiava e ci puniva...

Papà era l'uomo più intelligente del mondo. Anche lui sapeva sempre tutto, ma non si poteva fare i cattivi con lui. Quando si trovava nel suo studio a lavorare, non era consentito fare il minimo rumore, e nessuno poteva entrare nella stanza...Più tardi quando imparai a leggere, mi fu detto che papà era uno scrittore, e fu tutto ciò che imparai.»   



mio padre tolstoj cover


Il libro

MIO PADRE LEV TOLSTOJ

ricordi del figlio il conte Ilya Tolstoj

edizioni Gingko 2011

pag. 88




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