5 mag 2021

 

St. Leon l'alchimista. William Godwin e i mali della pietra filosofale

Un suggestivo romanzo inedito del padre di Mary Shelley

alchemist



Réginald St. Leon è un nobile francese del XVI secolo con un matrimonio felice e aristocratico, quando si ritrova ridotto accidentalmente in estrema povertà. Per sua fortuna è circondato da una famiglia affettuosa. Ma presto sarà costretto a cambiare paese e trasferirsi in Svizzera dove la gente non appare corrotta dal lusso. 

Qui incontrerà un vecchio signore che ha scoperto la pietra filosofale. Questa, come è noto, consente ad un uomo di produrre ricchezza illimitata, conferendo anche il potere dell'immortalità. 

Tuttavia, il vecchio possessore di questi poteri è stato reso così infelice da questi, tanto che pare solo ansioso di morire in pace, e la morte, a quanto pare, può essere assicurata solo trasferendo la conoscenza della pietra a un altro uomo, che dovrà accettare gli stessi termini e impegnarsi alla segretezza assoluta.


Il romanzo St. Leon venne pubblicato nel 1799 da William Godwin, padre di Mary Shelley, inedito in Italia esce per le edizioni Haiku

Trasformare i metalli in oro e produrre l'elisir vitae che doveva riportare la giovinezza e rendere immortale colui che la possedeva, costituì per secoli oggetto principale degli studi di filosofi e alchimisti. 

Lo scopo di questo romanzo storico filosofico pare essere quello di mostrare quanto un uomo, pur dotato di questi immensi poteri, diventerebbe miserabile, in quanto tutto questo lo renda incapace di avere una vita sociale. 

La sua condizione lo porterà sempre a essere un solitario guardato dagli altri con sospetto. Il narratore sarà costretto ad abbandonare moglie e figli, per proteggerli, mantenendo il patto di non divulgazione, senza poter rendere conto agli altri della sua improvvisa ascesa e ricchezza senza limiti, incontrando personaggi i quali non saranno sempre magnanimi. 

William Godwin per dimostrare l'inefficacia della ricchezza dell'oro e l'inutilità di una giovinezza infinita, ricorre a espedienti comuni di altri romanzieri gotici, per esempio rinchiudendo il personaggio nelle celle dell'Inquisizione, o imprigionarlo nelle segrete di un castello solitario in Ungheria.


La storia


Il nobile cavaliere Réginald St. Leon, avendo perso tutta la sua fortuna al tavolo da gioco, è costretto ad accompagnare la moglie e la famiglia in un cottage in Svizzera, dove dovrà sopportare tutta una serie di espedienti per vivere, fra cui il lavoro manuale come giardiniere. 

Dopo alcuni anni di grave sofferenza economica, un vecchio decrepito arriva al suo cottage e, in cambio dell'ospitalità con cui è benevolmente trattato da St. Leon, gli lascia in eredità i segreti della pietra filosofale e la produzione dell'elisir di lunga vita, ma per funzionare non dovrà mai parlarne con nessuno. 

Il vecchio morirà poco dopo la comunicazione, e St. Leon, lasciando momentaneamente la moglie e le figlie, si reca con suo figlio Charles, a Dresda, dove il duca di Sassonia tiene la sua corte. Qui lo straordinario splendore in cui vive San Leon, senza apparenti mezzi per sostenerlo, suscita sospetti, e Charles, avendo ricevuto dei pettegolezzi sul padre, vorrebbe una spiegazione sul modo in cui ha acquisito questa ricchezza. 

Le informazioni richieste, ovviamente, non possono e non vengono date al figlio Charles il quale prenderà congedo formale dal padre, deciso ad avere una vita tutta sua anche povera, piuttosto che subire l'accusa di disonore.

Una lettera della moglie richiamerà St. Leon nella sua residenza a Costanza; e qui viene messo al corrente di un'analoga rimostranza da parte di altri, che si concluderà con il poveruomo rinchiuso in prigione, sospettato di aver ucciso il misterioso straniero e avergli rubato i suoi beni, nonostante in Svizzera abbia mantenuto un basso profilo. Anche se tenderà sempre a fare del bene riuscirà a "corrompere tutto ciò con cui viene a contatto". 

A quei tempi era difficile spiegare una misteriosa ricchezza improvvisa e se con la moglie riesce a cavarsela, meno lo sarà con gli altri personaggi che incontrerà, fino ad essere accusato ingiustamente di stregoneria.  


Mary Wollstonecraft

Mary Wollstonecraft, dipinto di John Opie


Marguerite una moglie adorabile e perfetta

Il nostro narratore ha una moglie graziosa che potrebbe essere vista come un ritratto della vera moglie dello scrittore, Mary Wollstonecraft, (morta due anni prima l'uscita del libro mentre darà alla luce la figlia Mary), ma la povera Marguerite è anche tormentata da una tipica curiosità femminile. 

La purezza della sua mente sembrava dare una brillantezza e una dolcezza celestiali alla bellezza della sua persona.

Gli ideali mondani di St. Leon, gloria, onore, ambizione e orgoglio sono nettamente compensati dall'insistenza di Marguerite per una tranquilla vita domestica, in amicizia, rispetto reciproco e armonia. Le differenze tra i due sono espresse nei loro atteggiamenti verso il denaro. 

Mentre St. Leon ha una bramosia di ricchezza, che lo porta prima a giocare, sperperando  tutta la sua fortuna e, infine, scambiare la sua felicità domestica con la pietra filosofale, Marguerite invece cerca di essere coerente nella sua fede di moglie e madre, nell'efficacia e nella benevolenza di un'economia domestica in cui la solidarietà e la fiducia sono l'unica moneta per lei che ha valore anche nei momenti più difficili.  Dovrà ripetutamente fare molto per salvare suo marito e la sua famiglia dai terribili disastri finanziari che li hanno colpiti. 

La scena cruciale della prima parte del romanzo, in cui St. Leon accetta finalmente le condizioni dello straniero per mantenere il segreto della pietra filosofale, rappresenta una fatale violazione della fiducia tra lui e Marguerite, distruggendo quella comunione di spirito che per tanti anni teneva in piedi il legame matrimoniale e la loro felicità domestica. 

St. Leon non è molto convinto di ottenere questo potere, perciò viene incitato dal vecchio straniero nel recidere il suo legame di fiducia con Marguerite. Umiliandolo poi per aver compromesso il suo onore di maschio e padre di famiglia, lo straniero riesce a persuadere St. Leon, il quale si è mostrato debole nel suo rapporto con sua moglie. 



david teniers giocatori 1670

Giocatori - David Teniers il giovane,  1670

Il gioco d'azzardo

Fin dalle prime pagine il protagonista ci racconta in prima persona la sua angosciante dipendenza dal gioco d'azzardo. Un critico letterario affermò che lo scrittore nella prima parte del libro ha mostrato questa agonia del giocatore descritta sotto un punto di vista detestabile con molto vigore. 

Oltre mezzo secolo prima del personaggio di Dostoevskij, vediamo quindi un uomo - che da ricco e potente con decine di servitori e tenute - ritrovarsi povero, perdendo quasi tutto, a causa del demone del gioco, che sostituiva le battaglie nella realtà.      

"La nobiltà di Francia sostituì l’attività sul campo con la frequentazione al tavolo da gioco; quello spirito soffocato che aveva cercato di espandersi in campo aperto ora trovava uno sfogo nella dissipazione. E soprattutto, la sordida e ingloriosa passione per il gioco, un vizio decisamente caratteristico dell’epoca in cui vissi, adesso guadagnava terreno, trascinando le folle nel suo vortice distruttivo. Sarebbe stato forse impossibile per un giovane entrare nel teatro della vita con auspici meno propizi." 


L'oscuro periodo storico

Godwin inserisce le vicende di St. Leon "nel contesto storico del sedicesimo secolo, a iniziare dalla rivalità tra Francesco I e Carlo V", infatti molti personaggi storici minori vengono citati e incontrati nelle sue peregrinazioni, viaggiando per mezza Europa, cercando di sfuggire alle conseguenze dei suoi poteri. 

Cercherà di corrompere i suoi carcerieri e se una volta gli riesce, portando con se un servo di colore, poi ucciso da alcuni contadini italiani superstiziosi a Pisa, troverà invece un muro davanti alla crudezza degli inquisitori in Spagna che tenteranno di mandarlo al rogo. Ma riuscirà comunque a fuggire, tanto che per certi versi in queste pagine carcerarie ci ricorda quasi il personaggio di Dumas rinchiuso nella spoglia cella del Castello d'If. 

Ora ha più di cinquant'anni, ma la lunga prigionia gli ha dato l'aspetto di un ottantenne, la moglie è morta, i figli sono lontani, la sua vita non era quella che aveva sognato. Pensa che questo sia il momento favorevole per lui per provare gli effetti dell'elisir, e, dopo averlo mescolato e averlo inghiottito, ecco che diventa un giovane di venti anni. 

"Mi sono impegnato a riferire i casi della mia vita; non ho intenzione di fare alcun cenno alla scienza di cui sono depositario. Quella scienza dimostra abbondantemente perché l’elisir in questione non debba essere bevuto che da un adepto."


Sotto le mentite spoglie di un mercante vuole rivedere le sue figlie. Addolorato di non poter rivelare la sua vera identità, verrà a sapere con tristezza che una di loro era morta nel frattempo, ma le altre erano ancora vivi, anche se dopo tutti questi anni, erano diventati apparentemente più anziani di lui. 

La vista delle sue figlie influenzerà fortemente i suoi sentimenti con molte difficoltà. Ma non si fermerà qui, continuerà a viaggiare verso Budapest, e usare i suoi poteri per fare del bene. Ma qualcuno che crederà amico si profitterà di lui e lo rinchiuderà nei sotterranei di un castello per avere il suo potere. 

Per fortuna sarà il figlio Carlo, ormai divenuto cavaliere a salvarlo, ma seppure riconoscerà alcuni tratti familiari, non avrà mai la minima idea di avere di fronte suo padre più giovane di lui di vent'anni, visti quasi come due fratelli. Inoltre Carlo è innamorato di Pandora una giovane bellezza che susciterà gelosia nei confronti del nuovo arrivato... 


Lo scrittore nell'introduzione ci racconta di aver preso l'ispirazione da un oscuro libro intitolato Hermippus Redivivus del 1600 scritto in latino dal chimico tedesco Johann Heinrich Cohausen, ma viene attribuito a John Campbell che lo ha tradotto nel 1743. L’opera citata affronta il tema del prolungamento della vita umana.  


Godwin abilmente ci narra una storia fantastica e avventurosa, dove le disgrazie di St. Leon non derivano tanto dal possesso della pietra filosofale e dell'elisir di lunga vita, ma dalle circostanze che ruotano intorno ad esse poiché egli non può svelare al mondo il suo segreto, e in un periodo difficile come era il  XVI secolo, St. Leon ci offre, uno sguardo all'indietro all'oscuro in quel secolo. 

Raffigura un' Europa ai tempi dell'Inquisizione, un mondo di oscurità spirituale dominato da ambizioni sbagliate, superstizione, fanatismo religioso, promesse non mantenute e tradimenti. Un cupo avvertimento sociale da un lato, tra anarchia e isolamento autodistruttivo, elementi che anni dopo rispecchieranno nelle opere della figlia Mary con Frankenstein e il tema dell'immortalità che può essere disastrosa, esposto anche in alcuni racconti gotici (vedi Metamorfosi). 

"Non posso pensare che il lettore creda che il fondamento di questo racconto sia reale; ma, se sarò riuscito a mescolare sentimenti e passioni umani con situazioni incredibili, potrò nutrire qualche speranza di ottenere indulgenza per l’arditezza e la singolarità del mio intento."


L 'autore

William Godwin (1756 - 1836) è stato filosofo, giornalista politico e dissidente religioso che anticipò il movimento letterario romantico inglese con i suoi scritti su ateismo, anarchismo e libertà personale. Tra i suoi scritti il romanzo Caleb Williams (1794). Del 1799 è il romanzo "St. Leon, a Tale of the Sixteenth Century " (St. Leon, una storia del sedicesimo secolo ). 

Verso il 1796 Godwin iniziò una relazione con Mary Wollstonecraft, una donna dalle idee rivoluzionarie per l'epoca, lei aveva già una figlia Fanny da una precedente relazione ma decisero di sposarsi solo perché Mary rimase incinta, dopo pochi mesi però nel 1797, muore di parto dando alla luce una bambina che diventerà Mary Shelley l'autrice di Frankenstein. 



st leon william godwin

Il libro


Titolo: ST. LEON L’ALCHIMISTA

Autore: William Godwin

Editore: Haiku

Anno: 2020

Pagine: 464

Traduzione e curatela: Mauro Cotone








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