16 set 2019

 

La mia vita con Virginia - Leonard Woolf. Ricordi di un matrimonio originale


"Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi"


La mia vita con Virginia è la storia di un matrimonio raccontata dal coniuge superstite Leonard Woolf che ultra ottantenne con la memoria ripercorre trent'anni di vita in comune. In questo libro c'è l'incontro e l'innamoramento tra due identità diverse, poi le idee comuni, la routine giornaliera, le varie abitazioni cambiate, gli amici intellettuali, l'avventura editoriale con la Hogarth Press con una pressa da stampa stipata nella sala da pranzo. Poi i momenti bui e infelici, la malattia di Virginia sempre presente e la guerra alle porte di Londra. Un matrimonio e una vita fatto di complicità e silenzi che si concluderà con il suicidio di lei. 

Virginia e Leonard Woolf





Leonard Woolf (Londra, 1880 - Rodmell 1969) dopo aver vinto una borsa di studio nel 1904 si trasferisce a Ceylon diventando assistente del governo nella provincia meridionale, amministrando il distretto di Hambantota. Tornato a Londra per una vacanza, durante una cena incontrerà Virginia Stephen meno bella della sorella Vanessa ma "la sola persona, che io abbia conosciuto intimamente, dotata di quella qualità che non si può far a meno di chiamare genio" la ricorda comunque bella, tranquilla e serena, almeno finché la tensione nervosa "l’ansietà e la pena rendevano dolorosa anche la sua bellezza".

Facevano parte del Gruppo di Bloomsbury composto da giovani intellettuali che comprendeva filosofi e storici come Bertrand Russell, Lytton Strachey, EM Forster, il futuro nobel Maynard Keynes e il poeta Rupert Brooke. 

Leonard si troverà a un bivio mentre i giorni di vacanza stanno per scadere e deve tornare a Ceylon: lasciare perdere tutto e sposare Virginia, oppure ritornare alla vita da funzionario statale in Oriente ?

Si dimetterà e sposerà Virginia il 10 agosto 1912 nell’ufficio di stato civile di St Pancras. Incominceranno poi le visite ai parenti di Virginia sconosciuti a Leonard, tra cui la vecchia zia Anny figlia dello scrittore Thackeray, anche lei scrittrice di romanzi ormai dimenticati. 


Virginia e Leonard Woolf

Virginia e Leonard nel luglio del 1912



La disabilità del genio artistico

Col tempo Leonard, conducendo con Virginia una vita sociale intensa, si accorge di alcune disabilità di cui il "genio artistico" della moglie è spesso affetto. La scrittrice aveva già avuto una leggera crisi nervosa durante l’infanzia: nel 1895, alla morte di sua madre, ne ebbe una più grave; ne seguì un’altra nel 1914 e una quarta nel 1940. "Per quattro volte, però, nel corso della sua vita, i sintomi non scomparvero e Virginia oltrepassò quel confine che divide ciò che chiamiamo sanità mentale dalla follia".

Durante quelle crisi soffriva di allucinazioni visive e uditive, raccontò che durante il secondo attacco aveva sentito gli uccelli in giardino parlare in greco davanti alla sua finestra; e poi si dimostrava aggressiva con le infermiere. 
Ma Leonard non riconobbe immediatamente lo stretto legame tra i suoi talenti creativi e l'instabilità nervosa che le oscurò tutta l'esistenza, portandola infine alla sua tragica morte.

Virginia pareva sentirsi male ogni volta che terminava un libro, al che occorreva lasciarla riposare per qualche giorno e poi ritornava apparentemente normale. 
«Nella crisi del 1895 si gettò dalla finestra, nel 1915 prese una dose eccessiva di Veronal e nel 1941 si annegò nel fiume Ouse». 

I migliori medici non riuscirono mai a trovare una cura in questo insieme di nevrastenia e depressione. Gli consigliarono che nel suo stato non era il caso di avere una gravidanza, ma che per una malattia del genere altri l'avrebbero rinchiusa in un manicomio. Se fosse stato così forse non ci avrebbe lasciato i suoi capolavori letterari. 



La felicità nella scrittura

Quando stava bene Virginia scriveva, era l'unica cosa che la rendeva felice, elaborava recensioni e saggi oltre che i romanzi, lavorando ogni giorno con una specie di tormentata intensità. Scriveva solo al mattino, dalle dieci all’una, ma continuava a pensarci per il resto della giornata.
Nella scrittura metteva tutta sé stessa. Scriveva e riscriveva da cima a fondo cinque o sei volte anche le recensioni per il Times o il Guardian. Ogni volta che finiva un libro, però, si ritrovava in un profondo stato di sfinimento mentale da rimanere per settimane sotto la minaccia di una crisi. 

«Nel 1936, quando finì Gli anni, ne evitò una per miracolo; nel 1941 scrisse le ultime parole di Tra un atto e l’altro e ventitré giorni dopo, si suicidò». 

Era la follia della genialità. Ma Leonard racconta tutto con un certo distacco, non è mai sentimentale e non ha molto senso autocommiserarsi, risulta straordinariamente franco e onesto, d'altronde sono passati oltre venti anni dalla morte di Virginia quando scrisse questa imponente autobiografia, composta da cinque volumi, da dove l'editore italiano Lindau ne ha estratto una selezione tratta da tre volumi Beginning Again (1911-1918), Downhill All the Way (1919-1939) e The Journey not the Arrival (1939-1969). 



hogart house

Hogarth House oggi


Una macchina da stampa in sala da pranzo

Leonard ci racconta scrupolosamente dell'avventura editoriale con la fondazione della Hogarth Press. Avevano avviato l'attività con l'idea di pubblicare testi che l'editoria commerciale non avrebbe potuto o voluto pubblicare, libri belli e personalizzati. Erano due borghesi di mezza età affascinati da attrezzi tipografici notati nella vetrina di un negozio come due ragazzi di fronte alla vetrina di una pasticceria.

Il proprietario del negozio, un uomo in tuta marrone, abile venditore, non si lascerà sfuggire l'occasione di vendere una macchina da stampa con tutti gli accessori, insieme a un manuale d'istruzione.
Il piccolo torchio manuale stava su un tavolo da cucina e seguendo le direttive del manuale dopo un mese impararono a stampare una pagina di un libro. Quello che era iniziato come un hobby, per distrarre Virginia dalla scrittura e dalla sua depressione, divenne presto una grande avventura commerciale, rilasciando 527 titoli in 29 anni.

Decisero di fare un primo volumetto rilegato con due racconti, uno di Virginia e l'altro di Leonard e venderli direttamente a un numero limitato di persone. Il successo non tardò ad arrivare. Stampavano in dispensa, rilegavano i libri in sala da pranzo e ricevevano tipografi e autori in salotto. Quando si ingrandirono però si rivolsero a uno stampatore professionista. 

Leonard stila elenchi di opere stampate e introiti ricevuti, e si compiace che il tutto era prodotto da due, tre persone al massimo. Stamparono opere di Katherine Mansfield, Eliot, Keynes, Forster, Freud e tanti altri giovani emergenti dell'epoca.



I viaggi in Europa e in Cornovaglia

Il faro di Godrevy - gita al faro

Il faro di Godrevy
"Davanti a lei stava la grande distesa d’acqua azzurra;
il Faro vetusto emergeva remoto e austero nel mezzo" 

(Gita al faro)


Parla dei loro  viaggi in Europa  e quelli in Cornovaglia per ristabilire le condizioni di Virginia, specie a Saint Ives, luogo estivo d'infanzia di Virginia e della famiglia. Da bambina aveva passato le estati in quei luoghi e Al faro o Gita al faro è ambientato qui, il faro è quello di Godrevy che lei vedeva brillare nella baia ogni sera dalle finestre della sua casa a Talland House. Dopo la morte della madre nel 1895 Virginia non tornò più nella casa e il padre vendette la casa.



Una scimmietta gelosa

Si concede una nota divertente su Mitz una graziosa scimmietta in miniatura di venti centimetri lasciata in custodia da alcuni amici. La terranno con loro e durante una temuta gita nella Germania di Hitler, sarà l'attrattiva più rilevante da parte dei tedeschi.
Tornati a casa si affezionerà a Leonard, e se il giorno stava sempre vicina,  la notte il piccolo uistitì si rifugiava in una gabbia.

Era anche gelosa e aveva la mania di arrampicarsi sugli alberi del giardino. Un giorno non voleva scendere "Provai il trucco dell’acchiappafarfalle, ma nemmeno il miele la tentò. Allora feci venire Virginia accanto a me sotto l’albero e la baciai. Mitz scese a tutta velocità e mi saltò sulla spalla squittendo di rabbia."




"Aldilà d’un fiume, dove i morti si aggirano, poiché non esiste la morte" 
(Mrs Dalloway)

Quando la guerra sarà alle porte incominceranno momenti di apprensione. Leonard aveva fatto un patto con Virginia: se Hitler avesse invaso l'Inghilterra si sarebbero uccisi insieme dandosi fuoco con una tanica di benzina che tenevano nella rimessa. La Hogarth House a Londra era stata bombardata e anche a Monks House i bombardamenti si facevano sentire, peggioranti ancora di più le condizioni di Virginia, segnali sinistri si avvertono tra le pagine del suo diario "Aveva appena finito Tra un atto e l’altro e me lo aveva dato da leggere. Allora all’improvviso notai i sintomi minacciosi e fui di nuovo assalito dalle preoccupazioni". Nonostante ciò quattro giorni prima del suo suicidio Virginia pensava di scrivere un’altra opera.

Un giorno uscì a fare una passeggiata sotto una pioggia torrenziale e Leonard le venne incontro. Ritornò bagnata fradicia, con l’aria malata e scossa. Disse che era scivolata e caduta in uno dei canali. Il marito era preoccupato per un altra ricaduta perciò si rivolgerà al suo medico di fiducia Octavia per un colloquio: "Suggerii a Virginia di andare a trovare Octavia e di consultarla come medico e come amica". Ma qualche giorno dopo, venerdì 28 marzo 1941, Leonard che si trovava in giardino, rientrando, si preoccupa di non trovarla in casa. Trova invece una lettera sulla mensola del caminetto.

Carissimo,
Sento con certezza che sto per impazzire di nuovo. Sento che non possiamo attraversare ancora un altro di quei periodi terribili. E questa volta non ce la farò a riprendermi. Comincio a sentire le voci, non riesco a concentrarmi. Così faccio la cosa che mi sembra migliore. Mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso per me tutto ciò che una persona può essere. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici, finché non è sopraggiunto questo terribile male. Non riesco più a combattere. Lo so che sto rovinando la tua vita, che senza di me tu potresti lavorare. E lavorerai, lo so. Vedi, non riesco nemmeno a esprimermi bene. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirti che − lo sanno tutti. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, questo qualcuno eri tu. Tutto se ne è andato via da me, tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita.
Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.
V.






Articolo del Corriere della Sera del 4 aprile 1941





Tre settimane dopo la ritrovarono alcuni ragazzi. Il suo corpo senza vita galleggiava nel fiume Ouse. Virginia fu cremata a Brighton lunedì 21 aprile 1941. Le sue ceneri vennero sepolte sotto un olmo con i rami intrecciati che i Woolf chiamarono affettuosamente Leonard e Virginia. Ma nella prima settimana di gennaio del 1943 un tremendo temporale sradicò uno dei due alberi.
Anche le ceneri di Leonard vennero poste sotto l'altro albero, ma anche questo cedette. Ora al suo posto la coppia riposa sotto due busti di bronzo uno accanto all'altro. 





Leonard Woolf

Leonard Woolf a Rodmell nel 1965 (foto Gisèle Freund)



Anche se a volte divaga e si ripete nelle date e negli avvenimenti Leonard si curò fino alla fine della moglie, della stamperia che fondarono insieme, del loro giardino e la casa: come un amministratore puntiglioso, teneva registri precisi di tutto, compresi i vestiti che avevano comprato. Non solo ha scritto storie e romanzi (Il villaggio nella giungla) e libri di critica politica e culturale; era un editore di diverse riviste, fu anche direttamente coinvolto nella politica, nella questione coloniale e nel movimento del partito laburista. 

Dopo il suicidio di Virginia, Leonard non si fermò. Sostenuto nei suoi ultimi anni da una relazione romantica con una donna più giovane di nome Trekkie Parsons (1902-1995), moglie di Ian Parsons, della casa editrice Chatto & Windus, a cui Leonard alla fine affidò la Hogarth Press, viaggiò e ritornò a Ceylon, scrisse il suo voluminoso libro di memorie fino alla morte avvenuta a 88 anni. 

Gestì l'eredità di sua moglie con impegno costante, rispondendo a tutte le domande e richieste e supervisionando la pubblicazione postuma di molte delle sue carte. Sopravvisse alla maggior parte dei suoi amici, e rimase vicino a quelli che sopravvissero fino alla fine. 
Leonard Woolf conduceva una vita esemplare nonostante le sue avversità (oltre a Virginia, due dei suoi fratelli e una cognata si suicidarono, e un'altra sorella era mentalmente instabile). La sua vita era, per certi versi, volontariamente ordinaria.

Leonard e Virginia erano d'accordo sul fatto che se ci fosse stata musica alla loro cremazione, doveva essere la Cavatina in si maggiore, opera 130, di Beethoven, a causa di alcune battute "di incredibile bellezza" che sembrano "esitare un dolce movimento in avanti, come se spingesse gentilmente i defunti verso l'eternità dell'oblio". Ma egli stremato e distrutto, non riuscì ad affrontare il colloquio con il decano su Beethoven, con sorpresa, la cremazione fu accompagnata dall’aria delle «Ombre beate» dall’Orfeo ed Euridice di Gluck.

Nel pomeriggio dopo la cerimonia - scrive Victoria Glendinning nella sua biografia - con una normalità surreale, in stato di shock, andò farsi tagliare i capelli. Tornato a casa dal suo amico William Robson egli riferisce: « È morta e completamente distrutta "disse" e tutta la sua profonda incredulità nella religione e le sue consolazioni erano presenti in quelle parole: era impossibile confortarlo nella sua solitudine e nel senso di perdita"».
Willie capì che Leonard: era "un uomo tremendamente appassionato e tutto ciò che faceva, tutto ciò che diceva era altamente razionale nel suo metodo, ma la sua ragione era legata alle emozioni più profonde e turbolente."
Eppure, come nota, la pagina del suo diario, datata 28 marzo 1941, "è oscurata da una macchia giallo-marrone che è stata sfregata o cancellata. Potrebbe essere tè, caffè o lacrime.".


Leonard Woolf La mia vita con Virginia


Il libro consigliato

Titolo: LA MIA VITA CON VIRGINIA

Autore: Leonard Woolf
Editore: Lindau
Anno: 2019
Pagine: 288
Traduzione: Ilide Carmignani

















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