"L’Ospite Regale" di Henrik Pontoppidan. Un misterioso ospite altera la vita tranquilla di una coppia danese
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L'edizione di David Copperfield che gli uomini del capitano Scott leggevano in Antartide nel 1910. (Foto Charles Dickens Museum, Londra)
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Grotta in un iceberg, fotografata durante la Spedizione Terra Nova 1911-1913 |
Come fecero a non perdere la ragione durante quei sette mesi di prigionia glaciale? Oltre alla forza di volontà, fu la letteratura a svolgere un ruolo fondamentale.
Il gruppo aveva con sé tre libri. Uno di questi era una copia del 1910 di David Copperfield di Charles Dickens. Ogni sera, alla luce fioca delle lampade alimentate a olio di foca, uno di loro leggeva un capitolo ad alta voce. Sessanta notti, sessanta capitoli.
Il medico della spedizione, Murray Levick, nei momenti di maggiore scoraggiamento collettivo arrivò a prescrivere due capitoli per notte — come una vera e propria terapia letteraria. Leggere non era più solo intrattenimento: era diventato un atto di cura, un modo per mantenere alta la coesione del gruppo e lo spirito di ciascuno.
Raymond Priestley scrisse nelle sue memorie: "Eravamo molto dispiaciuti di separarci da David quando la storia finì."
Non fu una scelta casuale. David Copperfield si prestava perfettamente a quella situazione per diverse ragioni.
La struttura seriale del romanzo — originariamente pubblicato a puntate mensili tra il 1849 e il 1850 — creava ogni sera un senso di attesa e un piccolo evento attorno al quale ritrovarsi. In una situazione di assoluta staticità e isolamento, ogni capitolo rappresentava un appuntamento, un momento speciale che scandiva il tempo.
La ricchezza dei personaggi offriva agli esploratori una sorta di comunità immaginaria alternativa: personaggi come Mr. Micawber, Agnes Wickfield o Uriah Heep diventavano quasi compagni di avventura, un antidoto alla solitudine e alla monotonia.
Il legame con la patria lontana: ambientato nell'Inghilterra vittoriana, il romanzo evocava ambienti domestici e familiari, creando un collegamento emotivo con la patria lontana, fondamentale per il benessere psicologico di uomini lontani tutto.
Quella copia di David Copperfield è sopravvissuta all'Antartide ed è oggi conservata e esposta al Charles Dickens Museum di Londra, dove fa parte della mostra Global Dickens.
Il volume porta ancora i segni di quella incredibile avventura: macchie scure di impronte digitali lasciate dalle mani unte di grasso di foca, e un tenue odore di fumo e di pesce che il tempo non ha saputo cancellare del tutto. Un reperto storico unico, che trasuda letteralmente la sopravvivenza.
Frankie Kubicki, curatore del museo, ha spiegato l'importanza di quell'esperienza:
"Fu un inverno molto rigido. Ed era importante avere delle storie da raccontare, non solo come intrattenimento ma anche come conforto, un modo per tenere alto il morale tra gli uomini."
La storia del gruppo di Campbell non è un caso isolato. Portare libri nelle spedizioni polari era una vera e propria tradizione nelle esplorazioni britanniche.
La dottoressa Claire Warrior, curatrice del museo, ha ricordato che la spedizione di Sir John Franklin del 1845 portò con sé oltre 1.000 volumi, dai diari di precedenti esploratori ai libri di preghiere, fino alle opere di Dickens stesso come Il circolo Pickwick e Nicholas Nickleby.
Un caso ancora più estremo è quello documentato dalla spedizione svedese di Otto Nordenskjöld, all'inizio del Novecento: tre uomini rimasti bloccati in un rifugio di fortuna, ridotti a leggere le etichette delle lattine di latte condensato e a raccontarsi a memoria le trame di romanzi come I tre moschettieri e Il conte di Montecristo.
Come scrive la studiosa Elizabeth Leane nel saggio Antarctica in Fiction: Imaginative Narratives of the Far South, la letteratura svolgeva un ruolo vitale per lo spirito e la sanità mentale degli esploratori, soprattutto quando le cose andavano male.
La vicenda dei sei uomini della Spedizione Terra Nova ci offre una riflessione potente e attuale sul valore della lettura, che va ben oltre il semplice piacere del testo.
Leggere insieme, ad alta voce, crea comunità. Condividere una narrazione significa condividere emozioni, risate, tensioni — e questo rafforza i legami tra le persone. In una grotta di ghiaccio come in un salotto di casa, il libro letto in comune diventa un'esperienza collettiva e, in un certo senso, salvifica.
La lettura crea anche continuità nel tempo: in una situazione in cui i giorni si assomigliavano tutti, ogni capitolo di David Copperfield era un piccolo traguardo, un modo per misurare il tempo e sentire che si andava avanti.
E infine, la letteratura offre rifugio: non dalla realtà fisica, ma dalla realtà interiore più difficile da sopportare — la paura, la disperazione, il senso di abbandono.
«Hanno dovuto seppellirsi nella grotta per sopravvivere e mangiare pinguini e foche per andare avanti. Fu un inverno molto rigido. Ed era importante avere delle storie da raccontare non solo come intrattenimento ma anche come conforto, un modo per tenere alto il morale tra gli uomini ", ha detto Frankie Kubicki, curatore del Charles Dickens Museum di Londra, che lancerà la mostra Global Dickens il 14 maggio.
Ero ancora sbalordito e pieno d’ansia per lei – solo per lei, ne sono certo – quando mi gettò per un istante le braccia al collo, piangendo che si dava pensiero soltanto del mio avvenire. Un istante dopo aveva già vinto questa commozione e diceva con un’aria piú trionfale che abbattuta:
– Dobbiamo affrontare coraggiosamente i rovesci e non lasciare che ci mettano paura, mio caro. Dobbiamo imparare a recitare la nostra parte fino in fondo. Dobbiamo sopravvivere alla sventura, Trot! (da David Copperfield, ed. Einaudi)
Che Charles Dickens non avesse mai immaginato che il suo romanzo più autobiografico potesse diventare uno strumento di sopravvivenza ai confini del mondo è quasi certo. Eppure David Copperfield, con la sua umanità, i suoi personaggi indimenticabili e la sua struttura episodica, si rivelò il compagno perfetto per sei uomini intrappolati nel ghiaccio antartico.
La prossima volta che aprite un libro, ricordatevi di loro: di quelle mani sporche di grasso di foca che sfogliavano le pagine alla luce di una lampada a olio, nell'oscurità e nel gelo, aspettando con impazienza il capitolo della sera.
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