1 ago 2018

 

Resto qui – Marco Balzano. Storia di Trina e di un paese scomparso

In sintesi la storia di un insegnante nel piccolo paese scomparso di Curon 


Nel piccolo paese di Curon in Sud Tirolo, la vita scorreva tranquilla prima dell'avvento del fascismo che impose l'insegnamento della lingua italiana. Trina, insegnante, sarà costretta a dare lezioni di tedesco clandestinamente. Ma un altro fatto sconvolge gli abitanti: la costruzione di una diga con il rischio che il paese venga sommerso. Poi arriva la guerra e ci sono altri pericoli, Trina col marito Erich sarà costretta a fuggire verso la Svizzera perdendo una figlia. Intanto, dopo la guerra, vengono ripresi i lavori di costruzione e la catastrofe per il piccolo paese è in agguato.




Il romanzo di Marco Balzano Resto qui (Einaudi) prende spunto da fatti realmente accaduti con la scomparsa di un paese sommerso, Curon, di cui rimane solo il campanile come nella copertina del libro. 

La narratrice, io narrante, è Trina una insegnante nata e vissuta nel paese che racconta il dolore provocato da partenze e penosi allontanamenti, e la sua vita, dove gli uomini per lei "erano individui troppo goffi o troppo pelosi o troppo rozzi" , e tutti da quelle parti avevano una terra da coltivare con l'odore di stalla e sudore addosso. Per certi versi meglio gli zigomi duri di una ragazza che la pelle spinosa di un uomo. 

L'unico uomo di cui si innamorerà, e sposerà, sarà Erich che passa davanti alla sua finestra all'alba col cappello abbassato sulla fronte e una sigaretta al lato della bocca.
Fantastica su di lui davanti ai libri aperti e la matita sulla bocca, mentre nelle altre stanze stanno la severa Ma' , una che strilla sempre, e il vecchio padre falegname, Pa', che ridacchia con la pipa tra i denti, di fronte alle ingenue domande sulla vita da contadino che gli pone la figlia, sempre con la testa al giovane Erich.

"Fino a quel momento, specie in queste valli di confine, la vita era scandita dai ritmi delle stagioni. Sembrava che quassú la storia non arrivasse. Era un’eco che si perdeva. La lingua era il tedesco, la religione quella cristiana, il lavoro quello nei campi e nelle stalle. Non c’era da aggiungere altro per capire questa gente di montagna di cui fai parte anche tu, se non altro perché ci sei nata"


Poi nel '23 i fascisti prendono il potere sul paese, proprio mentre Trina si prepara all'esame di maturità. Il paese viene italianizzato sostituendo insegne e nomi, e se fino a qualche anno prima l'italiano era visto come una lingua esotica adesso era d'obbligo.
Erich è preoccupato per il progetto di costruzione di una diga che espropria i terreni, insieme ai casolari che verrebbero sommersi costringendo gli abitanti a emigrare.
Tutta la narrazione di Trina tende ad essere rivolta a Marica, la sua secondogenita, bambina scomparsa con gli zii in fuga verso la Germania, dopo che la situazione diventerà drammatica anche il figlio maschio si separerà da lei, arruolandosi con disappunto dei genitori nelle file dell'esercito tedesco.

"Non sai niente di me, eppure sai tanto perché sei mia figlia. L’odore della pelle, il calore del fiato, i nervi tesi, te li ho dati io. Dunque ti parlerò come a chi mi ha visto dentro"

Ci saranno altri tormenti come l'amica Barbara portata via dai nazisti, l'uccisione di un soldato tedesco mentre sono in fuga verso la Svizzera. Erich sarà mandato al fronte e tornerà zoppicante con l'idea di disertare se l'avessero richiamato. 
Il piccolo paese fiorente e popolato, non al contrario, squallido e spopolato come era stato descritto dalla Montecatini che vuole in tutti i modi costruire la diga, si troverà costantemente minacciato nel corso degli anni: prima i fascisti, poi i nazisti dalla vicina Austria, la guerra, e paradossalmente dalla pace che neanche il Papa, a cui Erich insieme a padre Alfred in udienza in Vaticano faranno appello, riuscirà a mantenere, mentre i lavori alla diga stanno per essere terminati, nella rassegnazione degli abitanti che dovranno lasciare le loro case natie.

Ci sono pagine intense che descrivono drammaticamente gli stati d'animo degli personaggi come quella della fuga in mezzo alla neve per raggiungere il confine svizzero, il rifugio temporaneo in una grotta, il gelo e la mancanza di cibo, oltre che la solidarietà di una donna grassa incontrata in una capanna, anche lei in fuga con una bambina muta, insieme al coraggio e una certa incoscienza, in una storia di smarrimento di un paese ai margini del tempo, e per certi versi anche una storia formativa dove seguiamo il racconto dell'ingenua Trina iniziale successivamente cambiare a seguito degli avvenimenti.
"Avevo voglia di andare ad abbracciare Maja e nello stesso tempo di restare nascosta perché non ero più la Trina che conosceva. Avevo mangiato il ghiaccio per dissetarmi. Avevo sparato alla schiena".
L'autore in una nota finale scrive che tornando oggi in quello che resta del paese, ormai divenuto attrazione turistica, si è sentito in grado di valorizzare la Storia e ospitare una storia più intima e personale, studiando le vicende reali, cercando di fare di più che guardare a bocca aperta il campanile per cercare di intravedere i resti di quel mondo perduto sotto lo specchio del lago come tutti e poi andare via.



Curon Venosta oggi (foto Google maps)



L' autore

Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante. Oltre a raccolte di poesie e saggi ha pubblicato tre romanzi: Il figlio del figlio (Avagliano 2010; Sellerio 2016, Premio Corrado Alvaro Opera prima), Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013, Premio Flaiano) e L'ultimo arrivato (Sellerio 2014, Premio Volponi, Premio Biblioteche di Roma, Premio Fenice Europa e Premio Campiello 2015). Resto qui è giunto finalista al Premio Strega 2018.



Curiosità
Il suggestivo paesaggio di Curon nel 2020 diventa una  serie tv per Netflix a sfondo soprannaturale.



Il libro

Titolo: RESTO QUI
Autore: Marco Balzano
Editore: Einaudi
Anno: 2018
Pagine: 180










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