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"Non Ti Scordar Di Me" di Marion Rankine. La sorprendente (e segreta) vita sociale dell'ombrello

“Non ti scordar di me” di Marion Rankine: un viaggio letterario e simbolico nell’insospettabile vita sociale dell’ombrello.

"Cos’è che, se chiuso, può passare in un camino ma quand’è aperto non può?". Questo indovinello d’infanzia, apparentemente ingenuo, cattura in realtà la dualità quasi magica dell’ombrello. 

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Un oggetto che avrebbe due stati d’essere – aperto e chiuso – i quali si escludono a vicenda in una trasformazione visiva radicale. Un ombrello arrotolato è un bastone, può diventare un’arma o anche un indicatore di classe sociale mentre un ombrtello aperto ha una funzione protettiva, e per alcuni un tempio portatile.

Non ti scordar di me di Marion Rankine, pubblicato da Il Saggiatore, prende un oggetto che tutti diamo per scontato, l’ombrello, e lo trasforma come una lente letteraria, storica e simbolica sorprendentemente potente.

Non è solo un saggio curioso. È un libro che parla di letteratura, classi sociali, identità e immaginario collettivo, usando l’ombrello come filo conduttore. E funziona molto meglio di quanto ci si possa aspettare.


Un oggetto banale che diventa racconto


Rankine costruisce il suo testo come una narrazione a più livelli. L’ombrello non è mai solo un accessorio contro la pioggia, ma un personaggio silenzioso che cambia significato a seconda del contesto: chiuso diventa bastone, arma, simbolo di autorità; aperto si trasforma in rifugio, confine, persino tempio portatile.

Il cuore del libro è proprio questa ambivalenza, quella che l’autrice chiama "brollyness" l'essenza dell'ombrello: la capacità di questo oggetto tra protezione e isolamento, eleganza e ridicolo, potere e fragilità.


L’ombrello come simbolo letterario


La parte più affascinante, soprattutto per chi ama la letteratura, è il dialogo continuo con i testi del passato. Rankine dimostra come l’ombrello sia stato usato dagli scrittori come indicatore sociale e psicologico.


E.M. Forster, narra ad esempio la perdita di un ombrello in Casa Howard  questo non è un incidente qualsiasi, ma diventa una tragedia che smaschera la precarietà economica del personaggio di Leonard Bast. 

Charles Dickens è forse il più grande "brolliologo" letterario, con oltre 120 riferimenti agli ombrelli nelle sue opere. 

L'esempio più celebre è Sarah Gamp (Martin Chuzzlewit), il cui ombrello sgangherato e ingombrante è così iconico che il termine "gamp" è entrato nel linguaggio comune per indicare sia un ombrello che un certo tipo di infermiera. 

Il libro cita anche Robert L. Stevenson, che nel suo nel suo saggio "La filosofia dell'ombrello" definisce l’ombrello un marchio di rispettabilità, 

Daniel Defoe, lo trasforma in una conquista di civiltà in Robinson Crusoe, mentre Flaubert, carica il parasole di Emma Bovary con sensualità e desiderio. Oggetti piccoli, significati enormi.


Tra storia, costume e immaginazione


Uno degli aspetti più riusciti del saggio è il modo in cui mescola storia del costume e immaginario narrativo

Scopriamo che portare un ombrello, nella Londra del Settecento, era considerato un atto quasi scandaloso, poco virile, persino sovversivo.

Col tempo, però, l’ombrello diventa un marcatore di classe: materiali, manici, tessuti e persino il modo di piegarlo raccontano chi sei e a quale mondo appartieni. 

Marion Rankine mostra come questi dettagli abbiano influenzato anche la scrittura, trasformando l’ombrello in uno strumento narrativo raffinato.


Ma l'ombrello sa anche essere letale. 

Viene ricordato il caso Markov, un dissidente bulgaro che nel 1978 viene ucciso tramite un veleno a base di ricina iniettato con la punta modificata di un ombrello. 

Oppure episodi di violenza collettiva, come la "Battaglia degli Ombrelli" a Milano del 1814, dove il ministro Prina venne bastonato a morte dalla folla inferocita esasperata da troppe tasse imposte. 


Un saggio che si legge come un racconto


Pur essendo un saggio, Non ti scordar di me ha un tono accessibile, mai accademico. La scrittura è fluida, curiosa, a tratti ironica. Ogni capitolo sembra aprire una porta su un nuovo significato, sia mitologico, letterario o pop.

Dall’ombrello-paracadute alla sua versione più oscura come arma, fino agli spiriti giapponesi nati da oggetti abbandonati, Rankine riesce a tenere insieme cultura alta e immaginario pop senza forzature.


Perché leggerlo


Questo libro è perfetto per chi ama:


  • i saggi narrativi
  • la letteratura inglese ed europea
  • le storie curiose degli oggetti quotidiani
  • Libri che fanno pensare senza risultare pesanti


Non ti scordar di me ci ricorda che anche ciò che teniamo chiuso nell’ingresso di casa può avere una storia lunga secoli. 

E che la letteratura, spesso, nasce proprio da qui: dallo sguardo attento su ciò che crediamo insignificante.

Dopo averlo letto, difficilmente guarderete un ombrello allo stesso modo.


"Fatevi un giro per le vie di qualsiasi città benedetta a sufficienza dalla pioggia (e, idealmente, da una o due gallerie di vento) e senza dubbio v’imbatterete, a un certo punto del cammino, in un ombrello abbandonato.

Tendono a nascondersi negli angoli e nei vicoli, incastrati a metà nei bidoni o impantanati tra i cumuli di spazzatura in attesa di essere raccolti: oggetti unti di pioggia, flosci e malinconici, con le ali piegate o rotte, i mandrini in vista, le calotte staccate e svolazzanti. Uccelli marini rotti e malconci che ingombrano le strade."






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Non ti scordar di me. Storia vera e immaginaria dell'ombrello

editore Il Saggiatore (2025)

256 pagine





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