11 gen 2016

 

Sulla lettura dei libri cartacei e i libri digitali in ebook

A fine anno vengono fuori classifiche di libri o ebook più venduti, si cerca di stilare elenchi, si tirano le somme di un anno di letture e di vendite per gli editori sempre alla ricerca di percentuali di lettori che possano aumentare in un paese, si dice, che legge poco rispetto alle altre nazioni. C'è poi il complicato rapporto fra lettori e il supporto finale con cui leggere sia cartaceo che digitale, quest'ultimo, fra l'altro criticato da molti, in declino negli USA, ma in costante crescita di titoli in Italia, un mercato che vale, secondo l'ultima analisi AIE del 2014, 238 milioni di euro con 5 milioni di lettori di ebook, quattro volte quella del 2011.

Sharon Lynn and Paul Page 1925



Quanto possano valere questi dati da parte del lettore è difficile saperlo, l'ebook comunque non toglie nulla al cartaceo. Anche se gran parte dei lettori preferisce sentire l'odore della carta, il fruscio delle pagine o il possedere fisicamente un libro. Tutte cose che con il silenzioso ebook non è possibile fare. Poi vengono fuori studi (Scientific American) che ci dicono che la lettura elettronica distrae, diventa difficile concentrarsi e inibisce la comprensione del testo, perché i nostri cervelli non possono mettersi in pausa e digerire ciò che stiamo leggendo. In pratica gli ebook avrebbero meno punti di riferimento, rendendo più difficile la concentrazione. 



Secondo il sito Goodereader, Kate Garland, docente di psicologia presso l'Università di Leicester, in Inghilterra, in una recente intervista ha detto che "Gli ebook, forniscono un minor numero di punti di riferimento spaziali della pagina stampata. In un certo senso, la pagina è infinita e illimitata, tanto che può essere vertiginosa. I libri stampati invece, ci danno un riferimento fisico, e parte del nostro richiamo comprende a che punto nel libro siamo giunti, qualcosa che è più difficile da valutare in un e-book".  

Naomi S. Baron professore di Linguistica presso l'American University di Washington dice che "Il problema con la lettura digitale è che si tratta di un mezzo che ci incoraggia ad andare sempre avanti con la pagina non permettendo di tornare indietro, e quindi vedere che cosa è stato detto di un tale personaggio, mentre la carta stampata ci dà un margine di manovra per metterci in pausa e pensare, dove il digitale invece ci incoraggia ad andare avanti." 

In realtà con i nuovi e-reader o applicazioni varie per la lettura si possono fare delle ricerche sul testo elettronico che con il cartaceo non è possibile fare. Poi si può sempre ritornare indietro con i segnalibri virtuali e evidenziare frasi che ci sono piaciute ricercandole nell'archivio.




La questione si pone nei nativi digitali. Sempre su Scientific American si mette in evidenza il caso di un video di Youtube che riprende una bambina di un anno abituata al touchscreen di un Ipad spostando le varie icone sullo schermo. Nelle scene seguenti si vede pizzicare, scorrere e spingere le pagine di alcune riviste di carta, come se anche loro facciano parte di uno schermo. Quando non succede nulla si prova il dito contro la sua gamba, confermando che il dito funziona bene, e si arrabbia, ritornando felice poi con il suo tablet o almeno così il video vuole farci credere. Forse magari voleva solo toccare le riviste. I bambini d'altronde toccano tutto.


Proust e il calamaro

Come dice Maryanne Wolf in  Proust e il calamaro, non siamo nati con circuiti cerebrali dedicati alla lettura. La lettura è un invenzione che risale a 6000 anni fa in Mesopotamia con la scrittura cuneiforme dei Sumeri. Il cervello umano ricrea tutte le volte un circuito nuovo di zecca per la lettura, intrecciando diverse regioni del tessuto neurale dedicate ad altre abilità, come la lingua parlata, la coordinazione motoria e la visione. Quando leggiamo costruiamo una rappresentazione mentale del testo in cui il significato è ancorato alla sua struttura. Ricordiamo per esempio che abbiamo letto su Mr. Darcy rifiutato da Elizabeth Bennett (Orgoglio e pregiudizio) nella parte inferiore della pagina a sinistra in un tale punto dei capitoli precedenti. E un libro aperto presenterebbe una visione con due denominazioni di impaginato ben definiti a sinistra e a destra, con un tot di angoli cui orientarsi.

pixabay


Caratteristiche che renderebbero il testo in un libro di carta facilmente navigabile creando una mappa mentale coerente del testo. Al contrario, la maggior parte degli schermi e-reader, smartphone e tablet interferirebbero con la navigazione intuitiva di un testo, inibendo il lettore dalla mappatura che dovrebbe crearsi nella sua mente. Un lettore di testo digitale può scorrere un flusso ininterrotto di parole, toccare avanti una pagina alla volta o utilizzare la funzione di ricerca per individuare immediatamente una frase particolare, ma è difficile vederne qualsiasi passaggio nel contesto di tutto il testo. 

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Anche se gli e-reader e tablet simulano l' impaginazione dei numeri di pagina, con intestazioni e illustrazioni, il display visualizza una sola pagina virtuale che sta di fronte ai vostri occhi. I libri di carta poi hanno anche una percezione fisica immediata come forma e peso. Potremmo distinguere una edizione rilegata di Guerra e pace come un tomo pesante o un tascabile come La linea d'ombra come un volumetto. Al contrario un testo digitale ha una lunghezza che a volte viene rappresentata da una barra di avanzamento, o dei numeri senza alcun spessore evidente: un e-reader anche con migliaia di pagine ha sempre lo stesso peso o spessore.

pixabay-foto

Lontano da quello che viene riportato dagli scienziati e dalle neuroscienze, per esperienza personale devo dire che la lettura elettronica è solo questione di abitudine, si, è vero che la percezione sensoriale viene ridotta dal tridimensionale cartaceo a unidimensionale dell'ebook, ma alla fine i pensieri, le parole su carta o su schermo restano gli stessi.

Questo brano è tratto da Hermann Hesse L'uomo con molti libri :
"Un giorno, verso sera, quando si era stancato a furia di leggere e gli facevano male gli occhi (non era piú tanto giovane!), si mise a riflettere. Sopra un’enorme libreria, in lettere dorate, era incisa quella massima greca che significa «Conosci te stesso!». Dentro di lui iniziò un intenso lavorio: perché egli non si conosceva, da lungo tempo non sapeva piú nulla di sé.
Magari sarà più freddo letto dallo schermo illuminato, come d'altronde state leggendo adesso,  ma il risultato finale è lo stesso.      



Riferimenti 

goodereader.com 
scientificamerican.com




I libri citati 



Proust e il calamaro di Maryanne Wolf,  ed. Vita e Pensiero 2012















L'uomo con molti libri di Hermann Hesse
(nella raccolta Storie di libri, Einaudi 2011)











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