25 ago 2014

 

Andare a piedi. Filosofia del camminare di Frédéric Gros

Con il progredire della tecnologia gli esseri umani hanno cercato di usare sempre meno le gambe per muoversi passeggiare. Camminare semplicemente però stimola l'intelletto secondo Frédéric Gros con il suo libro Andare a piedi (Garzanti) e come un atto di liberazione le persone ritrovano se stesse, staccandosi dalla loro routine e elaborando una sorta di pensiero libero. 

A Walk in the Forest_Ivan Shishkin 1869


Ci possono essere molti tipi di passeggiate anche emotive; ognuna di esse ci dà una sensazione speciale per luogo, per la natura di un giardino, la presenza o l'assenza di compagnia. Proprio come un arte di vivere, la passeggiata è una pratica quotidiana che merita importanza al punto di farne un'arte secondo Franz Hessel in L'arte di andare a passeggio questo libro fra l'altro offre piccole passeggiate filosofiche che ci fanno voglia di andare a fare un giro.

Frédéric Gros invece ci racconta la strada come metafora di una nuova visione del mondo in questo saggio Andare a piedi. Filosofia del camminare pubblicato da Garzanti, offre una riflessione filosofica, ci ricorda che camminare è accessibile a tutti, permettendo di gustare e assaporare un certo senso di libertà. La libertà di godersi il tempo, lo spazio, il corpo, la libertà messa alla prova dalla necessità dell'esistenza. Questo è ciò che eccita i sensi e la mente. Nietzsche, Rimbaud, Rousseau, Thoreau, Nerval, Kant, Gandhi e altri negli esempi del libro, praticavano diligentemente e con passione questa attività, come un modo di vivere, un esercizio spirituale e filosofico. La passeggiata conosce sempre più seguaci che ne traggono benefici: la calma, la comunione con la natura, piena. Essa  non richiede apprendimento o tecnica, o attrezzature, o denaro. C'è solo bisogno di un corpo, lo spazio e il tempo e una mente.

Sia come trattato filosofico o definizione di arte della passeggiata, questo libro vi delizierà molto per coloro che non sanno che molti pensatori  del passato hanno consumato le suole delle loro scarpe. 
Vagando in pellegrinaggio, verso la natura lontano dalla civiltà, Frédéric Gros si basa su letteratura, storia e filosofia. Egli non fa narrativa, o consigli per gli escursionisti, non ci da percorsi segreti, ma piuttosto una riflessione, una meditazione sull'arte del camminare. L'autore interroga alcuni camminatori incalliti, coloro cui le loro opere e l'azione portano l'impronta del camminatore.

Da Rimbaud e la sua smania di fuggire "Rimbaud, pieno di sogni ingenui, scappa. Parte a piedi, una mattina d’agosto, prestissimo, senza dire niente a nessuno. Va a piedi fino a Givet..."Da otto giorni avevo spaccato gli stivali sui sassi delle strade. Entrai a Charleroi".

A Nietzsche "Nietzsche era un gran camminatore, instancabile, le sue passeggiate erano lunghe, a volte in ripida salita; e per lo più si nutriva di poco, come un eremita, sempre in cerca di qualcosa che potesse guastargli il meno possibile lo stomaco fragile, moltiplicando le diete." attraverso Ghandi e la resistenza politica, per non parlare di Kant e le sue passeggiate quotidiane a Königsberg "Kant non sopportava di sudare. Di conseguenza, d’estate camminava molto lentamente e si fermava all’ombra non appena sentiva formarsi qualche goccia di sudore." 

Camminare e passeggiare sono attività che predispongono a pensare e a meditare nel cuore della natura, lontano dalle preoccupazioni quotidiane. "Bisogna davvero camminare soli? Gli esempi non mancano: Nietzsche, Thoreau, Rousseau... Essere in compagnia costringe a urtare, intralciare, far incespicare. Infatti, camminando, è necessario trovare il proprio ritmo fondamentale, e mantenerlo. "


Di Wordsworth molti lo ritengono lo scopritore della passeggiata. Fu lui a inventare la marcia come un atto poetico, l'unione con la natura e la contemplazione del paesaggio,"Wordsworth attraversò a piedi la Francia, valicò le Alpi, esplorò in Inghilterra il Lake District, e, di tutte le sue escursioni, fece materia delle sue poesie," dovette però scontrarsi con l'incomprensione: la differenza tra la marcia e la passeggiata nobile nei giardini era concepita come una distinzione sociale, mentre solo i miserabili e i vagabondi marciavano nelle strade sterrate.

A Rousseau la sola vista di una scrivania gli toglie ogni entusiasmo, solo camminando si può ispirare, le idee gli vengono solamente nelle sue lunghe passeggiate mentre le frasi gli salgono alle labbra "Non faccio mai niente se non camminando, la campagna è il mio studio; la vista di un tavolo, della carta e dei libri mi affligge, la strumentazione del lavoro mi avvilisce, se mi siedo per scrivere non mi viene in mente nulla e la necessità di avere dell’arguzia me la toglie.(Rousseau, Mon portrait)."

Le religioni sostengono questa attività come una via di salvezza, i monaci la raccomandano come rimedio per accidia, questo "acido" che mangia la malinconia e oscura l'anima. Gandhi l'ha usata come arma di protesta: "La sua «vocina», come la chiamava lui, di lì a poco gli parla: Camminerai, camminerai fino al mare, e lì raccoglierai del sale." (la marcia del sale nel 1930) denunciando un ingiusta tassazione del sale. I pellegrinaggi a piedi sono un'estensione di quella fede che sostiene che l'uomo è in esilio perpetuo, cercando la sua vera casa.

Frédéric Gros esplora le infinite risorse di questa attività all'aperto il luogo "più arcaico naturale" ogni pratica svolta secondo il proprio ritmo, adattandosi al terreno. Senza alcun uso della forza. La libertà e il piacere possono essere riassunti in "un pezzo di pane, un sorso d'acqua fresca, e un paesaggio aperto" .
Queste pagine intense scorrono rivolte alla interiorità di questa esperienza, svolgendo un dialogo intimo, segreto, tra il corpo e l'anima risvegliata proprio dal movimento fisico.

L'autore 

Frédéric Gros è docente di Filosofia all’Università di Parigi-XII e all’Istituto di Studi Politici di Parigi. Si è occupato di storia della psichiatria, di filosofia del diritto e del pensiero occidentale sulla guerra.


   
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2 commenti :

  

 

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