"Odissea" e "Argonautiche" a confronto. Cosa il film di Nolan ci dice davvero sull'epica greca
Odissea e Argonautiche a confronto: due epiche del viaggio, due idee di eroe. Uno spunto di lettura dopo il film di Christopher Nolan.
Con oltre 1 milione di dollari incassati in tutto il mondo dopo circa un mese dall'uscita (*), L'Odissea di Christopher Nolan è già uno dei film più visti del 2026, e ha riportato Omero al centro della conversazione pubblica come non accadeva da anni. Con Matt Damon nei panni di Odisseo, e un cast corale enorme, tre ore di durata girate interamente in IMAX: il marketing racconta un ritorno trionfale del mito.
Ma proprio questo successo è l'occasione perfetta per allargare lo sguardo a un poema che nella cultura pop resta all'ombra dell'Odissea, pur essendone il contraltare più affascinante: le Argonautiche di Apollonio Rodio.
Metterli a confronto non è un esercizio da filologi: è il modo più diretto per capire cosa rende un'epica del viaggio un'epica, e perché il film di Nolan, pur chiamandosi Odissea, assomiglia per certi versi più al poema di Apollonio che a quello di Omero.
Due poemi, due mondi letterari
L'Odissea nasce nell'VIII secolo a.C. come poesia orale, il punto d'arrivo di secoli di aedi che affinano la stessa storia di generazione in generazione.
Le Argonautiche arrivano quasi cinquecento anni dopo, nel III secolo a.C., scritte da un poeta-bibliotecario di Alessandria che conosce Omero a memoria - e scrive proprio per un pubblico capace di cogliere ogni suo scarto rispetto al modello.
Un dialogo consapevole con un classico già monumentale, la stessa tensione che anima un regista come Nolan quando decide di misurarsi con un testo che tutti credono di conoscere già.
Ritorno contro andata: la vera differenza strutturale
Il cuore del confronto sta qui. L'Odissea è un poema del ritorno: Itaca esiste fin dalla prima riga, è il centro gravitazionale a cui ogni tappa del viaggio - Circe, i Lotofagi, Calipso - si oppone come ostacolo da superare. L'eroismo di Odisseo consiste nel resistere, nel non lasciarsi trattenere, nel tornare a casa da sé stesso oltre che dalla famiglia.
Le Argonautiche rovesciano questa logica: sono un poema dell'andata verso l'ignoto. Giasone non torna a nulla, naviga verso la Colchide per conquistare il Vello d'oro, un oggetto, non un affetto in un impresa considerata impossibile per chi ce lo manda: il re Pelia.
Con l’aiuto di Medea, Giasone supera prove e pericoli, ma la loro storia d’amore sarà segnata da conflitti e tradimenti.
Il ritorno, quando arriva, occupa poche righe frettolose rispetto ai venti libri dedicati al viaggio d'andata. L'eroismo, qui, non è resistere alla trasformazione ma subirla.
Convergenze (Analogie e Continuità)
Il motivo del viaggio marittimo (Nostos e Peripezia):
Entrambe le opere sono incentrate su una navigazione rischiosa in mari sconosciuti ed esotici, scandita da tappe in terre incognite e incontri con popoli e creature ostili.
Tappe e figure mitologiche comuni.
Apollonio riprende esplicitamente diversi episodi dell'Odissea. Gli Argonauti incontrano o sfiorano gli stessi pericoli di Odisseo:
- Circe: Presente in entrambi i poemi (nelle Argonautiche purifica Giasone e Medea dall'uccisione di Apsirto).
- Le Sirene: Vengono affrontate da entrambi i gruppi (Odisseo si affida all'astuzia delle funi e della cera; gli Argonauti vengono salvati dal canto superbo di Orfeo).
- Scilla, Cariddi e le Rocce Planctae (Planktai, erranti): Ostacoli geografici e mostruosi comuni a entrambe le rotte.
- I Feaci e L'isola di Scheria: accoglie sia Odisseo sia Giasone e Medea (dove celebrano le loro nozze).
- Intervento Divino: In entrambi i poemi gli dei indirizzano le sorti degli uomini. Come Atena protegge Odisseo, così Era e Afrodite sostengono Giasone (in particolare spingendo Eros a far innamorare Medea).
- Presenza dell'Elemento Fantastico e Prodigioso: Entrambe le narrazioni attingono al patrimonio del mito fiabesco (elementi magici, mostri, filtri, prove d'astuzia e di forza)
Un eroe che si basta da solo, un eroe che ha bisogno degli altri
Odisseo è polytropos, "dai molti volti": costruisce zattere, inganna ciclopi, tende archi. È autosufficiente per definizione.
Giasone è quasi il suo opposto: la critica moderna lo legge spesso come un anti-eroe, indeciso e privo di risorse proprie, che delega sistematicamente la soluzione dei problemi a Medea. Apollonio sembra smontare deliberatamente il modello omerico, sostituendo il singolo con un equipaggio corale in cui nessuno basta a sé stesso.
Nel cinema di Nolan, l'eroe perde la staticità omerica per avvicinarsi alla fragilità di Giasone. Il regista trasforma il "Mare" in Spazio-Tempo. L'abisso oceanico omerico e il mare sconosciuto delle Argonautiche diventano l'Orizzonte degli Eventi di un buco nero: un luogo dove il tempo perde linearità.
Medea, la vera rivoluzione letteraria di Apollonio
Se in Omero le figure femminili — Calipso, Circe, Nausicaa, la stessa Penelope — restano all'ombra del percorso di Odisseo, in Apollonio Medea diventa nel terzo libro una protagonista psicologicamente autonoma. Tanto che Euripide le dedicherà una tragedia.
Il suo monologo interiore sull'innamoramento è probabilmente la prima vera analisi letteraria del conflitto tra ragione e passione nella letteratura occidentale: un passaggio a cui Virgilio guarderà direttamente per costruire la sua Didone, aprendo una linea che arriva fino al romanzo moderno.
Perché il film di Nolan è più "apollonio-rodiano" di quanto sembri
Ecco il punto che rende questo confronto attuale, non solo accademico: il cast corale del film — Damon, ma anche Holland, Hathaway, Pattinson, Zendaya, Theron — insieme alla durata fluviale e alla struttura per episodi, avvicina L'Odissea di Nolan più alla logica dell'Argo come "eroe collettivo" che alla centralità solitaria dell'Odisseo omerico.
Un film che porta il titolo del poema del ritorno per eccellenza, ma che nella forma narrativa sembra ragionare come un'epica dell'andata e della squadra.
Per continuare a leggere
Chi esce dal cinema con la voglia di tornare ai testi ha due strade complementari: l'Odissea, nella sua compattezza di viaggio-e-ritorno; e le Argonautiche, meno note ma altrettanto fondative, per scoprire come già nel III secolo a.C. un poeta alessandrino avesse messo in discussione l'idea stessa di eroe che Omero aveva codificato.
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Omero
ed. Marsilio/Feltrinelli
Apollonio Rodio
Le argonautiche. Testo greco a fronte
ed Rizzoli
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*Fonte The Numbers (dal 17 luglio al 10 agosto)




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