20 feb 2017

 

Martin Eden – Jack London. Analisi di un eroe sconfitto dalla vita stessa

Martin Eden il romanzo di Jack London in una nuova edizione per Feltrinelli



Pubblicato nel 1908, Martin Eden (Feltrinelli) uscì esattamente a metà della carriera letteraria di Jack London durante la quale sfornò decine di libri. E' il primo libro scritto dopo il suo viaggio sfortunato per i mari del sud a bordo del suo yacht lo Snark, e come una sorta di autobiografia riflette gli ideali che si portava dietro lo stesso autore.

Martin Eden-Jack London-Feltrinelli


Il romanzo viene considerato uno dei libri "arrabbiati" della letteratura americana, come anche Ragazzo negro di Richard Wright. Gran parte di questa rabbia è diretta verso la società borghese che Martin disprezza per le sue umili origini, pur circondato da uno snobismo raffinato, questo aspetto del romanzo è il punto cruciale circa il rapporto tra la famiglia Morse e Martin.

Martin Eden rientra in quei romanzi di formazione dello scrittore ritratti in precedenza nelle figure di personaggi canini in ambienti selvaggi come Il richiamo della foresta (1903) con la sopravvivenza del cane Buck nell'Artico, oppure a Zanna Bianca (1906), mentre Martin si getta nei territori ostili e urbani della grande metropoli da autodidatta fra letteratura e filosofia per riuscire a scalare la sua condizione sociale.

Da giovane speranzoso si ritrova a San Francisco in un appartamento in affitto, egli è un marinaio e piace alle donne. Un giorno salverà da una lite Arthur Morse un ragazzo della borghesia cittadina e verrà invitato a casa dal giovane per riconoscenza. Per la prima volta si troverà in un ambiente che aveva solo immaginato e ne rimarrà affascinato, un attrazione particolare sarà rivolta alla bella Ruth Morse figlia del padrone di casa che lo chiamerà Signor Eden come nessuno l'aveva mai chiamato « Eden, Martin Eden o solo Martin, "Signore" era senza'altro un bel passo avanti ». Ruth gli appare una creatura pallida, eterea con grandi occhi azzurri, una bellezza spirituale e voluminosi capelli dorati: «Era uno spirito, una divinità, una dea; una bellezza così sublime non era di questo mondo. O forse i libri avevano ragione, e nelle classi sociali più elevate c’erano molte persone come lei ».

Lei è istruita, con belle maniere tipiche dell’alta società e della borghesia, mentre Martin è umile, infantile, capirà che se vuole entrare nelle sue grazie e al suo livello dovrà faticare molto, perciò spinto dal suo crescente affetto, Martin decide di adoperare il suo cervello piuttosto che la sua schiena: egli sarà uno scrittore. Nei momenti liberi, fra umili lavori, passa ore in biblioteca a leggere, consulta un dizionario per controllare parole a lui sconosciute, un taccuino per appunti e molti testi di saggistica come La quintessenza del socialismo o La dottrina segreta di Madam Blavatsky, letture disordinate che alla fine gli annebbiano la mente, ma riesce comunque a scrivere saggi e articoli per le riviste che saranno regolarmente rifiutati.

« Le strade del successo letterario sono presidiate da quei cani da guardia, i falliti della letteratura. I direttori, i vicedirettori, i direttori associati, una buona parte almeno, i revisori e gli editori, una buona parte almeno, diciamo quasi tutti, sono persone che volevano scrivere e hanno fallito. Eppure sono proprio loro, i meno adatti al mondo a svolgere questo lavoro, che decidono cosa pubblicare e cosa no – sì, proprio loro, che hanno dato prova di banalità estrema e dimostrato di non essere divorati dal fuoco divino, si permettono di trinciare giudizi sull’originalità e sul genio»


Solo con tenacia e impegno riuscirà nella sua impresa: dormendo per poche ore e alternando scrittura e letture, ristrettezze economiche incluse, ma sconsigliato da Ruth che pensa non sia adatto a fare lo scrittore. Scandalizzerà con le teorie inculcate dell'amato filosofo Herbert Spencer, e poi frequenterà simpatizzanti socialisti che non sono ben visti dal padre di Ruth, questo porterà a un allontanamento dalla ragazza e dalla famiglia.

Divenuto ricco e famoso comprerà case e regalerà parte delle sue ricchezze, ma si avvierà verso l'autodistruzione «Quando la vita diventa una fatica penosa, la morte è pronta a consolarla con un sonno eterno. Cos’altro stava aspettando? Era ora di andarsene».

Jack London  
(digitalcollections.nypl.org)

Martin Eden è il racconto di un evoluzione sia culturale che spirituale, dall'oscurità alla luce e poi verso il riposo eterno consigliato dalle letture di Swinburne, ma è anche il ritratto di un epoca divisa in classi e ideologie, contrasti socio-culturali come nelle discussioni in casa dei Morse da parte di un marinaio proletario che crea disordine. Jack London come Thomas Hardy pare condannare un personaggio che non segue delle regole, egli pur diventando famoso nel suo mondo, rimane sempre un semplice marinaio.

Lo stesso London non è più il giovane che lottava per salire la scala sociale e neanche il ribelle che voleva cambiare la società: ormai fa parte di un ingranaggio del potere, di cui l’industria culturale è solo una facciata. Si era avventurato in un mondo sorretto da regolamenti che non conosceva o che conosceva in maniera approssimativa senza trovare un uscita. 

L'autore in Martin Eden, come scrive a Upton Sinclair, voleva fare una critica all'individualismo, un individualismo nietzschiano estremo, «una messa a nudo della sua fallacia e delle sue illusioni in quanto “vecchia divinità”, della sua impossibilità di resistere alle forze (e tantomeno di dominarle!) che ormai reggevano la società, la cultura, la qualità della vita nella società borghese americana» scrive nella postfazione Mario Maffi, ma venne frainteso e i critici lo considerarono un inno all’individualismo.

Come in Martin Eden che amaramente si avvia a una progressiva disillusione e frantumazione psicofisica, anche l’autore spinse la sua vita al massimo nei suoi viaggi successivamente come corrispondente in Messico fra il 1914 e il 1916 per completare 1000 parole al giorno indipendentemente dagli obblighi o la salute.
 
Neanche i medici riuscirono a fargli cambiare le sue abitudini di lavoro e la sua dieta, smettere del tutto l'uso di alcol e fare più esercizio fisico. La pressione dei suoi impegni finanziari per aiutare amici e parenti lo esortavano a sfide più grandi e a lavorare di più e velocemente nonostante i suoi gravi problemi di salute. Jack London morì il 22 novembre 1916, a soli 40 anni. Era stato colpito da una varietà di disturbi, tra cui una disfunzione renale, ma fino all'ultimo giorno della sua vita aveva avuto progetti audaci e uno sconfinato entusiasmo per il futuro.

Martin Eden (ora in una nuova traduzione di Stella Sacchini) è un libro indimenticabile, uno di quelli come scrive nella postfazione Mario Maffi "uno di quei libri che andrebbero letti più volte nel corso degli anni, uno di quei libri sfaccettati, dalle tante stratificazioni: strati e facce che vi si svelano in momenti diversi, da angolature diverse".

Un libro che fa riflettere, anche perché è una lettura che "fa bene", dotato di un certo fascino nel rappresentare la vita di un artista fra gli insuccessi. Come scriveva Fernanda Pivano : "Gli eroi di London cominciano sempre ad agire nel tentativo di conquistare la vita, di allargarla, di darle una dignità e finiscono per essere divorati, sconfitti, ma dalla vita stessa non dalla morte". (dalla introduzione Martin Eden, Bur 1979).


  • Riduzioni cinematografiche


Dal Martin Eden sono stati tratti un film nel 1942 con Glenn Ford e uno sceneggiato tv nel 1979 con Christopher Connelly e Delia Boccardo.


  • L'autore
Jack London (1876 - 1916) nato a San Francisco era lo pseudonimo di John Griffith London.
Ebbe una giovinezza sregolata, priva di un'educazione regolare, con esperienze marinare. L'attenzione verso il socialismo e di una certa passione per la letteratura, lo portarono a pubblicare i suoi racconti sull'Atlantic Monthly. Il primo romanzo fu La figlia delle nevi (1902) seguito da Il richiamo della foresta (1903), suo primo enorme successo, sulla figura del cane da slitta Buck e le sue avventure fra le nevi del Klondike. In poco tempo divenne popolare sia con romanzi d'avventura sia con opere a sfondo autobiografico John Barleycorn. Ricordi alcolici  (1913).
"Prima che mi dessero tutti questi titoli, ho lavorato in una fabbrica di conserve, in una di sottaceti,
sono stato marinaio, ho trascorso mesi fra le schiere di disoccupati a cercar lavoro; ed è questo lato della mia vita che io venero di più, e a cui voglio restare attaccato finché vivo."(Il senso della vita 1906)




  • Il libro 


Jack London
MARTIN EDEN
Feltrinelli (2016)
526 pagine













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