24 feb 2015

 

Né giusto né sbagliato di Paul Collins

Né giusto nè sbagliato. Avventure nell'autismo (Adelphi) è un enigmatico titolo di un libro dello scrittore statunitense Paul Collins, tratto da una frase usata dal fisico Wolfgang Pauli che si ritiene abbia pronunciato ad alcuni suoi colleghi, giudicando le loro affermazioni da non escludere ma neanche da considerare poiché porterebbero ugualmente a risoluzioni diverse.


In questo caso Paul Collins applica la frase alle persone affette da autismo il cui quadro di riferimento è diverso da una persona normale, dato che le loro percezioni, risposte e idee possono essere descritte come né giuste, ma neanche sbagliate poiché arrivano a conclusioni diverse "un cestello per le verdure a vapore aperto sembra un enorme fiore di metallo traforato, che starebbe benissimo sul bavero dell'Uomo di Latta. Prima di diventare padre non ci avevo mai pensato. Ma un figlio ti costringe a ripercorrere gesti che non ricordi nemmeno di avere imparato" scrive Collins, riguardo alla condizione del proprio figlio, infatti si accorge che il piccolo Morgan ha dei problemi e insieme alla moglie cercano di comunicare e decifrare i suoi modi di vedere il mondo e insegnargli a vivere.

Affascinato dal linguaggio e dalle parole Morgan impara già ad un anno l'alfabeto, a due sa già contare fino a venti, ma le cognizioni vengono interpretate a suo modo, non utilizza il normale linguaggio parlato per interagire con gli altri, non socializza, ne verbalizza,  ma "lui ci capisce e noi capiamo lui " dirà convinta la madre ad una pediatra.  



Con il pretesto di questo commovente racconto lo scrittore ci inoltra in una ricerca personale e storica sull'autismo, fra vecchi volumi, riviste consultati e viaggi per verificare le sue idee, raccontandoci aneddoti e storie reali, come quello di Peter un ragazzo selvaggio del 1725 di Hameln in Germania che visse per anni in una foresta mangiando ghiande e camminando a quattro zampe, e che diverrà poi una sorta di mascotte per il re inglese Giorgio I. Si verrà a scoprire che quello strano ragazzo, non era un idiota, ma considerato non del tutto "giusto", cacciato di casa dalla matrigna perché si rifiutava di parlare. 

Collins alterna capitoli di storie sulle sue ricerche con osservazioni sul figlio Morgan, mettendo tutta la sua attenzione di padre, fra l'odissea di test di valutazione, e sedute con medici specialisti  "i risultati del test sono sul tavolo da settimane. Non riesco neppure a guardarli" e si rallegra poi come per distogliere la tensione emotiva, guardando delle vecchie foto del bimbo vestito da tigrotto, in pigiama che suona la batteria, che canta mentre suona il pianoforte. 

Si metterà alla ricerca della tomba di Peter a Berkhamsted a pochi chilometri da Londra, chiedendosi il motivo e l'interesse per questo caso che lo aveva attratto molto prima della sfilza di esami e della diagnosi, prima di ogni sospetto su suo figlio, "avevo inseguito un ragazzo silenzioso nel silenzio profondo dei secoli, eppure avevo mio figlio sotto gli occhi. Com'era possibile? Come mai non me ne ero accorto ?  



Continuerà a svolgere il suo filo conduttore su uno dei primi casi di autismo moderno, volando a Vienna e rievocando la storia di Fritz W. del 1939, un bambino di sei anni non educabile, che non reagiva a nessun tipo di ordine e che non guardava mai negli occhi il suo interlocutore, cui si interesserà un giovane tirocinante Hans Asperger che lo descriverà "come se fosse appena caduto dal cielo". Riprendendo poi a raccontarci con simpatia altri avvenimenti che serviranno a comprendere meglio le relazioni con suo figlio.

Annoterà che secondo le ricerche del dott. Baron-Cohen le percentuali di autismo si riscontrano fra artisti e scienziati i cui risultati definiranno l'autismo come la sindrome del secchione, e confronterà in uno schema che i parenti maschi del ramo della sua famiglia avevano professioni come ingegnere meccanico, musicista, matematico, informatico, pittore, concludendo che "mi sa che ce la siamo proprio cercata" . 

In una relazione invitato alla Microsoft si accorgerà che, mentre parla, il pubblico fissa i loro portatili invece di osservarlo, scoprirà poi che lo seguivano tramite intranet aziendale, il loro modo preferito di osservare le persone.




Queste storie di successi e fallimenti di medici e pazienti, Collins li evidenzia con grande calore e rispetto. Non scrive solo per le persone che egli definisce "autistici", ma anche per coloro che lavorano con gli autistici e hanno fatto del lavoro la loro vita per studiare questa condizione e anche per se stesso "se agli altri sembriamo strani, pazienza: fra di noi ci capiamo benissimo e comunque non è una tragedia . E' la mia famiglia". 
Un libro gradevole talvolta auto ironico, divulgativo alla maniera anglosassone, ma che ci fa riflettere su una sindrome che se non compresa spesso può portare all'emarginazione dell'individuo.


  • L'autore 

Paul Collins è autore di diversi libri che trattano principalmente di figure stravaganti dimenticate dalla storia a volte intrecciate con le memorie dei loro personaggi, una sorta di indagatore della letteratura.
Fra i suoi lavori  Al paese dei libri,  La follia di Banvard, editi da Adelphi.
Collins vive a Portland, Oregon, dove insegna saggistica creativa come professore associato nel programma MFA alla Portland State University.


 

Il libro 

Paul Collins
Né giusto né sbagliato 
Adelphi 2005
















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