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27 dic 2016

 

Ti scrivo che ti amo: 299 lettere d’amore italiane dal '400 al '900

Proporre un antologia in tempi dove nessuno prende più la penna per scrivere lettere normali, ne tanto meno lettere d'amore, può apparire fuori moda, se non come viene scritto nell'introduzione a questo libro Ti scrivo che ti amo: 299 lettere d’amore italiane (Utet) addirittura snobistica. Ma leggere questa sorta di archeologia epistolare, che si svolge lungo un arco di 500 anni, anche con punte d'erotismo, per comunicare stati d'animo ed emozioni, diversi da sms o emoticon i quali limitano pesantemente la libertà di sviluppare profondi sentimenti, è qualcosa di coinvolgente se non emozionante.    



L'antologia curata da Guido Davico Bonino si concentra in tre "forme archetipali" dei discorsi amorosi ricorrenti nei vari epistolari. Ovvero l'amore coniugale che riporta alla luce contraddizioni velate, crepe profonde o ferite insanabili. 
L'amore-amicizia ovvero un sorta di sostituto dell'amore che esclude il possesso fisico dove due esseri si accomodano quando uno di loro pensa di non corrispondere ai pieni sentimenti dell'altro, oppure quando l'altro non riesce ad essere persuasivo. 
L'amore passione è quello più variegato a seconda delle circostante che possono dare una rilevanza nel rapporto a due, con alcune fasi, come attrazione-innamoramento-seduzione, poi conquista e possesso e infine consuetudine-assuefazione, dove le componenti di disturbo (tipo dubbio-sospetto-gelosia) possono essere diverse, per poi finire con rinuncia-abbandono-separazione.

Questa sorta di schematizzazione forse non dà pienamente l'idea fondamentale di quello che coppie amanti, amiche o materne, nel corso dei secoli si sono scritti, e per certi versi si ha l'idea leggendo queste missive di entrare nell'intimo degli autorevoli personaggi che le hanno scritte.  
La lettura degli epistolari è destinata ad essere monografica, costretti a leggere solo le lettere di uno dei due corrispondenti, in genere il maschio, poiché la confessione alle femmine era sconsigliata se non vietata. Ma non mancano nella raccolta confessioni femminili. 

The Love Letter (Eugene de Blaas 1902)

Pensiamo per un momento a questi scriventi, soli nelle loro camere al lume di candela, oppure sotto i deboli raggi che entrano da una finestra, alle prese con un foglio bianco che gli garantisce una piena libertà di confessione. A questo si aggiungono i tempi di recapito, all'epoca molto lunghi, quando le lettere impiegavano settimane per essere consegnate tra l'appassionante attesa degli scriventi. Mentre oggi i messaggi arrivano dopo pochi secondi troncando ogni forma "romantica" di aspettativa. "Si era comunque indotti dalla lentezza stessa della trasmissione a peccare semmai in effusività, quasi a a trovarle un compenso".

Lo studioso e curatore, Guido Davico Bonino, ha raccolto 299 testi di 49 autori della letteratura e cultura italiana a partire dal Quattrocento con Cassandra Fedele autorevole donna del '400 che scrive all'umanista Nicolò Leonico Tomeo (1456-1531) separando affetto e amicizia e invitandolo a prendere in considerazione il secondo e meno pericoloso sentimento. Ma l'uomo non eviterà di esternarle il suo turbamento descrivendola bellissima, "quasi fosse una Ninfa che viene fuori dai boschi". 

Passando per Michelangelo Buonarroti che scrive al "bellissimo" Gherardo Perini. Il seduttore Ugo Foscolo conquista le sue numerose donne «Io pensava sempre a te, e sempre tremando. Oggi soltanto il tuo nome esce dalle mie labbra, e le mie labbra sorridono».
Alessandro Manzoni, invece, scrive a Teresa Borri (1799-1961) che poi sposò. Verso la fine del 1844 gli viene diagnosticata malamente una gestazione infelice di un parto gemellare che ne compromise la salute, causando ansie e preoccupazioni per Manzoni «Scelgo tra le tante care parole della tua lettera, una carissima, come tu faresti con un pan porcino tra tanti fiori: la soave e benedetta parola Sempre, parola di cara memoria, e di cara promessa». 

E poi Leopardi, Giuseppina Strepponi Verdi,  la Contessa Lara,  Pirandello, Grazia Deledda e tanti altri arrivando fino alla seconda guerra mondiale, con due lettere inviate all'atto della morte alle rispettive mogli da due condannati a morte della Resistenza italiana, Antonio Fossati ed Eusebio Giambone.

Giuseppe Mazzini nel 1835 scriverà a Giuditta Bellerio Sidoli (1804-1871) colta e spiritosa figura femminile tra i fondatori della Giovine Italia, conosciuta a Marsiglia qualche anno prima, che sedicenne aveva sposato Giovanni Sidoli, ritenuto un cospiratore e condannato a morte nel 1822. Nella sua casa ospitò diversi esuli e fra questi vi era Mazzini che si innamorò di lei, con cui ebbe un figlio morto dopo pochi anni «...ti amo disperatamente, che ti amo ogni giorno più, che né tempo, né altro farà mai che io t’ami meno, che penso a te sempre, sempre, che sogno di te - che vivo per te - che ti ricordo come un prigioniero la patria, e la libertà...». 
Toccanti sempre le frasi che Mazzini da Lugano nel 1871 scriverà all’amata Giuditta, ormai malata, qualche mese prima di morire di tubercolosi «...non ho mai cessato di pensare a voi, di stimarvi e di amarvi come una delle migliori anime che io abbia mai incontrato sulla via».

Il curatore Guido Davico Bonino è stato capo ufficio stampa e segretario generale della casa editrice Einaudi. Ha curato diverse antologie della letteratura italiana fra cui Il libro della sera: un anno di letture da tenere sul comodino (BUR 2014), Donne allo specchio: i più bei racconti della letteratura italiana al femminile (BUR 2015)


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  • Il libro 

Ti scrivo che ti amo: 299 lettere d'amore italiane
a cura di Guido Davico Bonino
UTET 2016
497 pagine









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