29 lug 2015

 

Il grande male di Georges Simenon

La vittima del romanzo Il grande male di Simenon è Jean Nalliers un uomo che era sempre stato un debole, sia di carattere che di salute. Aveva sposato una Pointreau, Gilberte e il padre gli aveva comprato una fattoria isolata vicino al mare fra Esnandes e La Pallice. Ma la vita nella fattoria era impegnativa e molto spesso lo stremava, anche a causa della sua malattia. Egli si sentiva inadatto in quel ruolo, ma non voleva farlo notare, i braccianti che lavoravano intorno sapevano già come muoversi perciò molto spesso non lo stavano ad ascoltare. Il suo tentativo di licenziarne uno - perché non svolgerà il suo lavoro - fallirà miseramente. Dopo l'alterco col bracciante Jean barcolla, è sotto pressione complice anche il caldo e la rumorosa trebbiatrice. La scena si presenta sotto lo sguardo impassibile della suocera, la signora Pointreau, dalla finestra della cucina, mentre sta preparando la cena insieme alle sue figlie Hermine e Gilberte e la taciturna domestica Naquet. La suocera nota che il genero si allontana con le gambe molli verso il granaio: questo è il momento buono.

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La signora Pointreau - la vera protagonista del romanzo - è una donna  fredda e calcolatrice “Si intuiva che lì, a casa della figlia e del genero, comandava lei, come del resto ovunque andasse. Non alzava mai la voce. Non faceva scenate. Ma prendeva le redini di una casa con la stessa freddezza con cui un ufficiale si pone alla testa di un battaglione.” 
Per lei il genero è un fastidio. Perciò da una finestrella del granaio - mentre Jean è in preda a una delle sue crisi - lo spinge di sotto ponendo fine alla sua vita. L’accaduto viene archiviato dalla polizia come una disgrazia anche perché Jean soffriva di epilessia e non era la prima volta che aveva avuto qualche incidente. Ma forse qualcuno ha visto, in particolare il bracciante che ha avuto un alterco con il defunto e che denuncerà la Pointreau, oppure la strana domestica Naquet che parlotta da sola e mentre va dal medico si lascia scappare" -Se volessi mille franchi, potrei trovarli oggi stesso!-. La cosa strana era che non aveva l’aria di scherzare. E durante il resto dell’attesa guardò a terra come chi ha in testa un’idea fissa."

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Intorno si muovono altri personaggi: il medico Durel il quale tutte le volte che si ferma in quella casa  non riesce a togliersi una sensazione di asfissia e l’odore dolciastro, suggellato dalle persiane che separano la vita fuori dall’abitazione. L'irascibile padre di Jean che rivuole indietro la fattoria. Gilberte la giovane vedova di Jean che giorno dopo giorno deperisce consumandosi lentamente, distesa per intere giornate sul divano senza mai nominare il marito e alla fine - quando legge sui giornali che la madre è implicata nella vicenda - si ucciderà disperata gettandosi dalla finestra della sua camera. Poi c'è la vecchia pazza Naquet che parlotta fra sé e va in giro sempre con un ombrello, fermandosi spesso sulla soglia della casa dei Pointreau per poi ritornare indietro senza alcuna azione. E infine gli stessi abitanti del villaggio che osservano e sembrano sapere tutto di tutti.

L’altra figlia Viève riuscirà a trovare un uomo e fuggire dall’asfittica vita della casa, andrà in una colonia in Africa e ritornerà anni dopo con i suoi figli senza avere il coraggio di andare a trovare la vecchia madre osservandola da lontano insieme alla sorella Hermine, adesso quarantenne con i capelli grigi. La madre che procedeva spedita davanti alla figlia sembrava una gallina i cui pulcini siano scomparsi uno dietro l’altro, insieme alla pazza domestica che non ha mai voluto rivelare nulla alla giustizia, arrivando a far parte della casa della Pointreau condividendo la sua vita con la figlia maggiore, ora prigioniera di due donne in nero. “Le vedevano sempre insieme, la signora Pontreau e la Naquet vestite di nero, Hermine con quel tailleur grigio che aveva adottato come fosse un’uniforme. Nessuno rivolgeva loro la parola. Non si curavano di loro. Le ragazze del paese sapevano che non erano come le altre donne, punto e basta. E chi era andato al funerale di Nalliers non si ricordava più se poi avevano scoperto qualcosa o no.


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copertina edizione francese del 1933

Un grande male sia fisico - quello del povero Jean - che criminale da parte della fredda signora Pointreau. Simenon magistralmente mette in risalto i personaggi femminili, in particolare quello della Pointreau - una figura dominatrice che aveva influito nell'infanzia dello scrittore -  donna sgradevole e autoritaria che cerca di mandare avanti la fattoria anche senza uomini, nonostante l'isolamento e un certo ostracismo da parte degli abitanti del villaggio, vittima lei stessa di un vuoto intorno. Si potrebbe quasi ammettere che compie un delitto perfetto. 

Andrè Gide che seguiva le opere del giovane Simenon in una lettera del 18 maggio 1934 a Roger Martin du Gard scrive che rimane colpito da questo Le Haut Mal del 1933 il quale rientra nella serie dei romanzi duri - un distacco momentaneo da Maigret - che precede Il pensionante (recensione nel blog ) uscito l'anno dopo.
Il grande male esce ora da Adelphi in una nuova traduzione dopo quella di Mondadori del 1934 apparsa con il titolo Il delitto della signora Pontreau.  Vedi anche nel sito  Archivi di Uruk 





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